SYSTEM OF A DOWN – FIRENZE ROCKS – 25/06/2017


I Prophets of Rage hanno appena finito e, come vi dicevo, sono talmente ricoperta di terra che decido di rovesciarmi una bottiglietta di acqua addosso. Lo so che molti di voi a questo punto staranno dicendo “Uh quante storie per un po’ di terra”, che vi devo dire? Mi da fastidio la sensazione, specialmente quando non calcolo che bagnando la terra addosso a me, questa diventa solida per cui ho praticamente uno strato di argilla su gambe e braccia. Pessima scelta, stupido istinto.

Temperatura percepita attualmente: 80 gradi.

Il cambio palco è già iniziato, il sole pian piano sta calando e fra poco davanti a me ci saranno i System of a Down.

Quanti di voi non conoscono questa band? Alzate la mano, avanti. Innanzitutto trovate il modo di ascoltare immediatamente uno dei loro album migliori: “Mezmerize” in cui ci sono le canzoni che preferisco fra cui “B.Y.O.B.”, “Violent Pornography” e soprattutto “Old School Hollywood”.

Secondo step: chi sono i System of a Down? (chiamati anche SOAD visto che agli americani piacciono gli acronimi e a noi le abbreviazioni).

I SYSTEM OF A DOWN sono una band californiana che raggruppa musicisti di origini armene, nata a metà degli anni ’90 – anni in cui ci fu una vera e propria esplosione di questa sorta di nu metal (per alcuni invece rientrano nella sfera dell’alternative metal) – e capitanata da Serj Tankian. Perché l’Armenia e i genocidi sono molto presenti nelle loro canzoni? Perché tutti i componenti discendono da superstiti del genocidio armeno che avvenne all’inizio del secolo scorso. I System hanno creato tantissime canzoni, alcune delle quali sono entrate nelle playlist dei dj rock di tutto il mondo, prima fra tutti “Toxicity” (inserita nell’album omonimo) e “Chop Suey”. Il resto vi consiglio di scoprirlo attraverso i loro testi e le loro melodie.

L’effetto sorpresa di vedere sul palco Serj Tankian ce lo siamo già giocati perché il frontman ha cantato “Like a Stone” con i Prophets of Rage. In ogni caso, sono proprio curiosa di sentire quali canzoni hanno inserito in scaletta questa sera.

Gli schermi si illuminano, le luci si spengono mentre il Visarno si accende.

I SOAD salgono tutti sul palco, uno dopo l’altro e iniziano con “Soldier Side” di “Mezmerize” come intro. Direi che iniziamo benissimo per quanto mi riguarda. Sono carichi e potenti, anche se al tempo stesso fisicamente li vedo un po’ statici, ma è solo l’inizio, vediamo durante il concerto cosa faranno.

Continuano con “Suite-Pee”, “Prison Song”con tanto di ovazione generale e poi finalmente lei, “Violent Pornography” che canto dalla prima all’ultima sillaba, probabilmente in playback visto che ho esaurito la voce con i Prophets.

L’ippodromo si infiamma non appena riconosce le prime note di un grande singolo “Aerials” presente nell’album “Toxicity”. Mi rendo conto che effettivamente, a parte qualche “grazie Italia” qua e là, la band non interagisce molto con il pubblico, forse perché tutti siamo alle prese con il mega pogo che si è creato dentro e fuori dal pit.

Mentre riconosco l’intro di “Mind” che porta a “Mr. Jack” e “DDevil” tratta dal primo album, analizziamo la situazione.

Allora, la questione del pogo è una: o ti butti o non ti butti. Io vorrei davvero sapere che senso ha pogare di lato o addirittura pogare dal centro verso quelli fermi all’esterno, atteggiamento tipicamente femminile purtroppo. Se vuoi pogare, scelta comprensibile in un concerto come questo, almeno fallo come cazzo si deve e buttati nel mezzo, magari evitando di entrare con i gomiti alzati, che dici? Proprio come quello che ho appena visto entrare ora. E’ una questione di scelte: o dentro o fuori, l’importante è non rompere le palle a quelli a cui non frega un tubo di pogare. Scusate lo sfogo, ma la scena che ho davanti non posso non commentarla.

I System of a Down continuano con “Needles”e appena iniziano a suonare “Deer Dance” noto una cosa che mi riempie il cuore di orgoglio: una ragazza che sta eseguendo un perfetto head banging. Meriti un applauso, perché è davvero difficile trovare qualcuno che faccia bene un head banging, tanto più di sesso femminile. Brava, bella e brava!

Scusate, lo so che spesso mi perdo nei dettagli, torniamo concentrati sui System che ora stanno suonando “Radio/Video” e ci troviamo tutti a saltellare grazie al gusto balcanico di questa canzone. Praticamente mi stanno suonando tutto “Mezmerize”, che gioia!

La festa continua con il ritmo cadenzato di “Hypnotize” che si trasforma ben presto in “Dreaming” cantata da  Daron Malakian, il chitarrista, mentre Tankian ritorna per eseguire “Pictures”. Sinceramente, vocalmente parlando, tutti questi problemi non li sto sentendo, anzi, Tankian sta dimostrando delle doti vocali davvero eccellenti, specialmente per il continuo cambio di tonalità. Non me lo sarei mai aspettata, ho sempre saputo che fosse un ottimo poli strumentista, ma non avrei mai pensato che avesse questo tipo di range vocale. La band continua a suonare, senza alcuna interazione con il pubblico, “Highway Song” e “Bounce”.

Le mie gambe stanno iniziando a cedere, come direbbe Nonna Emma: “mi sun un cicinin straca” che in milanese significa “sono un pochino stanca”, in realtà mi tremano proprio le gambe, si starà esaurendo l’effetto del magnesio? Oddio e ora?  E ora stanno suonando “Suggestions” e non sono ancora svenuta, ottimo direi. Proviamo a resistere con “Psycho”, ringraziate che mi piace anche questa canzone, altrimenti non potrei più raccontarvi nulla sdraiata per terra agonizzante.

Le chitarre sono taglienti e il basso avvolgente, mentre la batteria tiene perfettamente il tempo dei nostri salti grazie ai suoni e ai volumi perfetti di questa sera.

La terra trema sotto ai miei piedi nel momento in cui i System of a Down iniziano a suonare “Chop Suey!” creando un pogo così fitto che nemmeno una mandria di bufali incazzati avrebbe ottenuto lo stesso smottamento del terreno.

Dopo questa canzone ho già l’acquolina in bocca perché mi sto già pregustando “Old School Hollywood” con mia immensa gioia. Invece no, c’entra sempre Hollywood, ma questa volta tocca a “Lost in Hollywood”, uffa.

Lo spettacolo di video, luci e suoni è semplicemente stupendo, davvero un ottimo lavoro.

Eseguono prima “Question!”, poi “Lonely Day” seguite da “Kill Rock ‘n’ Roll” e poi finalmente mi scateno con “B.Y.O.B.”, che potenza cazzo! Avete presente cosa vuol dire saltare ininterrottamente per quasi due ore? Altro che palestra!

La band continua suonando “Roulette” e scatena un’ovazione generale ai primi accordi di “Toxicity” in cui non solo noi del pubblico cantiamo come pazzi, ma veniamo contemporaneamente accecati dai milioni di cellulari puntati verso il palco. Inoltre, come se non bastasse, proprio prima della parte veloce in cui solitamente si crea il pogo, Daron chiama a gran voce tre diversi “circle pit”.

La terra dell’Ippodromo è sicuramente tutta dentro ai miei polmoni e quella che è rimasta, con tutto questo pogo, ci entrerà a brevissimo. Già immagino i titoli dei quotidiani locali “Ragazza muore soffocata dalla terra del pogo”, che morte da sfigata.

La fine del brano che abbiamo appena cantato insieme alla band è semplicemente stupenda, così potente ed energica che Tankian ci ringrazia e inizia subito “Sugar”. I fan qui sotto sono scatenati, hanno saltato e cantato molto più di me, bravi, così vi voglio!

A fine concerto Tankian si lascia andare e ci saluta con un bacio, urlando a gran voce: “Grazie mille Firenzee! You guys are fuckin beautiful, thank you so much, Italia Italia”.

Beh, dopo tre giorni di festival qui a Firenze in cui le uniche setlist che sono riuscita a prendere sono quelle che mi ha regalato D., posso affermare che l’organizzazione è stata ottima, come la gestione degli ingressi che ha reso l’entrata fluente nonostante i tanti controlli e oltre 50.000 persone. Anche per quanto riguarda i punti bar, personalmente, non ho nulla da ridire, coda normale e scorrevole, nonostante la grande affluenza di persone e il caldo cocente che richiedeva liquidi. L’uscita questa sera è un po’ difficoltosa, ma niente che non abbia risolto in meno di 20 minuti.

Nel frattempo, passo dopo passo e quindi lamento dopo lamento, sono tornata in hotel e ho appena lanciato i camperos lontano dalla mia vista per fiondarmi in doccia. Per concludere questo weekend vi dico solo che l’acqua nella doccia è nera, mi piacerebbe sapere quanti fiori potranno crescere, invece, nei miei polmoni dopo oggi.

Un weekend perfetto di puro rock’n’roll è finito, it’s time to come back home.

Linea allo studio!

 

 

 

 

 

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