Robert Plant and The Sensational Space Shifters – Assago Summer Arena – 20/07/2016


Oggi c’è un’afa assurda qui a Milano, uno di quei caldi soffocanti che ti lasciano addosso quella sensazione costante di umidiccio, come se stessi camminando e qualcuno puntasse un phon acceso dritto alla tua testa. Le mie notti si dividono fra insonnia e docce gelate visto che non ho il condizionatore ma solo le famose pale che si limitano a spostare l’aria calda che hai accumulato in camera dopo tutta la giornata.

Qualche mese fa il mio amico Ricky ed io abbiamo comprato due biglietti per andare a vedere lui, Mr Robert Plant nonché storico cantante dei Led Zeppelin. Certo, per quanto mi riguarda sarebbe stato molto meglio andare a sentire tutti i Led Zeppelin però mi accontenterò di uno solo.

Piccola digressione: ricordo ancora con estremo divertimento e fatica il weekend che abbiamo passato a Londra lo scorso febbraio per andare a vedere il Carnival of Madness, un mini festival all’SSE Wembley Arena in cui suonavano Higly Suspect, Halestorm, Black Stone Cherry e Shinedown (concerto stupendo che vi racconterò prossimamente quindi stay tuned). In breve, mentre eravamo a Londra e quel pazzo sadico del mio amico sardo mi stava facendo percorrere tutta la città a piedi nonostante le mie incessanti lamentele ignorate puntualmente con un vago “Ajò minca una pigra sei, movirindi”, siamo giunti a Primrose Hill.

Nel caso vi trovaste a Londra, vi consiglio vivamente di andare a fare due passi al mattino presto o al tramonto a Primrose Hill, una collinetta posta in un piccolo quartiere residenziale di Londra che sorge nella zona di Hampstead Heath, a nord di Regent’s Park. Dalla cima della collina si può scorgere gran parte di Londra e, credetemi, la vista è eccezionale. Decisamente una delle mie zone preferite della città.

Primrose Hill è una zona elegante e particolarmente borghese con case in stile vittoriano e piccoli negozietti boho-chic, non a caso ci abitano Jude Law, Tim Burton e Kate Moss, ma non solo. In questo quartiere, infatti, vive da anni anche il mio amato Robert Plant. E’ stato visto spesso comprare cioccolato nella pasticceria della via principale o passeggiare con il suo cane sulla collina. La sottoscritta ha così obbligato il suo caro amico a perlustrare più volte la zona come due cani da tartufo ma nulla, Robert non ci è apparso con relativo alone di luce. Peccato.

Tornando a noi, spengo il PC alle 19.00, mi fiondo in bagno per recuperare una forma femminile minimamente gradevole e fuggo verso la metropolitana.

“Ricky sto per prendere la metropolitana, ci vediamo a Cadorna sulla banchina della verde ok?”, noi milanesi non amiamo definire le linee della metropolitana con linea 1, linea 2 e così via, bensì con i colori delle carrozze. L’M1 è “La rossa”, M2 “La verde” e l’M3 è “La gialla”. “Eja, chiama quando sei lì se non mi vedi”.

Arrivo a Cadorna, scendo e una volta arrivata sulla banchina, mi guardo in giro cercando Ricky, ma nulla, eppure è sempre riconoscibile visto che è l’unica persona a Milano che indossa sempre abiti pseudo anni’70 o magliette di gruppi tipo Talking Heads o Pink Floyd. Nulla. Lo chiamo anche perché secondo i miei calcoli dovrebbe già essere qui. “Oh dove sei?” “Oh a chi? E che sono un cane?” “Si può sapere dove sei? Ti sto aspettando”

“Sto arrivando, sono sulla prossima” “Ok”.

Ora, una persona normale scenderebbe e prenderebbe con me quella successiva, ma non essendo normale Ricky mi chiama e dice “Allora sei salita? Raggiungimi sono a metà”. La sottoscritta ovviamente è rimasta giù pensando che Riccardo fosse su quella ancora successiva considerando che non l’aveva visto. Cercando di utilizzare tutta la calma presente nel mio corpo (pochissima) gli rispondo alquanto stizzita “Ci vediamo al capolinea”.

Da qui in poi la mia stupidità ha preso totalmente il controllo della situazione perché sono riuscita a sbagliare per ben due volte la direzione del metrò. Sono furiosa e preoccupata, non voglio perdermi un minuto di Robert Plant.

Finalmente a Famagosta ritrovo il cervello, salgo su quella giusta e mi commuovo nel leggere “Assago Forum”. Che agonia.

Fuori dalla stazione trovo Ricky fermo immobile con uno sguardo da padre incavolato che sta solo aspettando che la figlia inizi a raccontargli le milioni di scuse per giustificare il ritardo. Ops.

Lo sapevo che fosse tardissimo infatti il concerto è già iniziato e sento in lontananza l’intro di “Black Dog”. Noooooo! Cazzo, cazzo, cazzo! Ricky si volta e senza dire una parola riesce a passarmi un semplice concetto: Hai visto? Mi hai fatto perdere l’inizio. Sei una cretina.

Silenzio assenso giusto?

Entriamo il più velocemente possibile e riusciamo almeno a sentirci metà canzone. Sono completamente sudata e ho il cuore che pompa all’impazzata però almeno siamo qui. Ci spostiamo a sinistra del palco perché lì sembra esserci meno gente.

Suoni ottimi, l’area è all’aperto ed è abbastanza grande, soprattutto permette una buona visuale anche dai lati del palco. L’unico neo sono le zanzare. Queste stronze sono peggio di Dracula, assetate di sangue e sembrano essere milioni. Non è ancora finita “Black Dog” e già inizio a tirarmi schiaffi sulle braccia e le gambe saltellando come una ballerina di tip tap. Cerco l’Autan in borsa, ma non lo trovo. Una e dico una cosa filerà per il verso giusto questa sera o no?

Mentre sto completando il mio balletto scorgo una ragazza che si sta spruzzando qualcosa addosso. Senza pensarci un secondo la raggiungo e mi blocco davanti a lei. Mi osserva un po’ preoccupata e comprendendo la sua perplessità le dico “Ti prego, ti scongiuro, puoi prestarmi l’Autan? Non ce la faccio più, mi stanno mangiando viva” ovviamente con tono moribondo. “Si certo prendi!”. Mi tuffo letteralmente nel vapore anti zanzare come se fosse Chanel n°5. La ringrazio e me ne torno a sinistra del palco.

Nel frattempo Robert e i Sensational Space Shifters stanno andando avanti ed infilano “Rainbow” e “What Is and What Should Never Be” dei Led Zeppelin seguite da “No place to go” – cover dei Fleetwood Mac – e la splendida “Dazed and Confused”. Le zanzare non mi danno tregua, ho punture ovunque, sembro indemoniata. Quel diavolo di spray non è servito ad un tubo e per di più fa un caldo pazzesco. Cerco di fare qualche foto con il cellulare, ma vengono tutte mosse. Stupido telefono.

Robert Plant non sta fermo un secondo, batte le mani sui fianchi tenendo il tempo, è pieno di entusiasmo e dimostra a tutti che l’età non cambia il mood di una persona che continua a interagire divertendosi con il proprio pubblico. Un artista al 100%, coinvolgente e sensuale solo attraverso i suoi movimenti e le sue modulazioni vocali. Dopo poco inizia a cantare “All the King’s Horses”, “Babe I’m gonna leave you” (sex appeal intatto nonostante l’età), “Little Maggie” e “Fixin to Die” suonata in acustico da Liam Tyson. Che sound, ragazzi che sound.

Il passaggio da “I just want to make love to you” a “Whole lotta love” è semplicemente perfetto. Il pubblico esplode. Mi è subito evidente quanti dei presenti questa sera siano fan dei Led Zeppelin – magliette a parte – appena sentono le prime note dei classici pezzi della band inglese c’è un vero boato. Io sono assolutamente una di queste. Ancora più perfetto è il continuo cambio con “Hey! Bo Diddley”. Una vera bomba che termina con l’uscita di Plant dal palco con “Grazie e arrivederci”, riuscendo clamorosamente a pronunciare la -E finale, sforzo che riesce a pochi frontmen stranieri. Doppio applauso. Figuriamoci se va via senza cantare “Rock’n’roll”, lo vado a prendere per i capelli dietro il palco.

Deve avermi ascoltata o probabilmente ha semplicemente sentito il calore degli applausi e le urla del suo pubblico milanese perché dopo pochi minuti rientra attaccando con la cover di “Bluebirds over the mountain” che si trasforma nella mia amata “Rock’n’roll” anche se palesemente ri-arrangiata in base alle sue attuali capacità vocali comprensibilmente differenti rispetto al passato.

Balliamo e saltiamo tutti come pazzi, meraviglioso. Io e Ricky ci guardiamo con la stessa espressione stupita di quando assistiamo a un concerto pazzesco ossia strabuzzando gli occhi e allargando le braccia come per dire “non ho parole”.

Robert e la band escono nuovamente dal palco. Vi prego l’ultima, è durato così poco rispetto alla mia attesa, avete suonato solo poco più di un’ora. Non vale, tornate qui!

La mia impazienza viene premiata con la chitarra acustica di Tyson che intona la stupenda e commovente “Going to California”, un finale perfetto proprio come tutta l’atmosfera – un po’ nostalgica – della serata che per me resterà indimenticabile.

Emozionato, Robert saluta e ringrazia tutti mescolando termini italiani e accento british. Non riesco a smettere di pensare ai suoni che ho sentito stasera, che groove!

Riflettendo a caldo sulla scelta delle canzoni e gli arrangiamenti penso che non ci sia molto dei vecchi Led Zeppelin questa sera, ma piuttosto un Robert Plant che omaggia i vecchi classici con la stessa ricerca di suoni particolari che ha caratterizzato il successo dei primi Led Zeppelin. Il risultato complessivo mi piace a metà, ma sicuramente perché ho l’obiettività di una qualsiasi super fan dei Led Zeppelin. Un grande applauso va agli altri componenti della band che sono stati davvero eccellenti, regalando suoni ormai d’altri tempi.

E la setlist? Sul palco non c’è più nessuno. Merda.

Mi volto e non vedo più nemmeno Ricky. Non posso non avere la setlist di questo concerto, è inconcepibile e in più quello è sparito. Mentre sono ferma davanti alla transenna sbuffando vedo Ricky che cammina svelto verso di me e mi dice “Oh Sandrino – mi chiama così quando mi deve sfottere oppure inventa nomi a caso – stasera hai rotto le palle non poco e mi hai fatto perdere due canzoni, però non puoi non averla, toh, piglia e vai, ajò” e dalla tasca dei jeans cosa tira fuori? La SETLIST!!! Io inizio a saltellare come una bambina a cui hanno appena detto che domani mattina partirà per Disneyland “dove cavolo l’hai trovata, sul palco non c’è nessuno” “segreto, adesso muoviti però che ho fame”.

Lo ammetto Ricky, sei un fottuto genio.

E anche questa c’è, ouh yeeaaah ouu-uuh yeaaah!

Robert Plant Setlist

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