PROPHETS OF RAGE – FIRENZE ROCKS – 25/07/2017


E’ il terzo giorno di Firenze Rocks e grazie al concerto di Eddie Vedder di ieri sera mi sento svuotata e riempita allo stesso tempo di nuove emozioni, un meraviglioso effetto catartico.

Però, c’è sempre un però, per quanto io sia sazia di emozioni, ora non lo sono di cibo quindi ho una fame tremenda, anche perché sono già le due del pomeriggio e ieri sera non ho cenato, anzi mi sono dovuta fare i soliti 5 km a piedi dall’Ippodromo fino all’hotel quindi abbiate pietà di me e dei miei poveri polpacci.

Oggi sono contenta perché vedrò tre band che non ho mai visto dal vivo: DON BROCO, PROPHETS OF RAGE e SYSTEM OF A DOWN. Ultimamente ho sentito molte critiche riguardo ai concerti dei System of a Down, in particolare riguardo alla voce del cantante Serj Tankian, che pare non sia più così eccellente dal vivo.

Vedremo, sono molto curiosa, anche se in realtà fremo particolarmente per godermi dal vivo i Prophets of Rage, il principale motivo per cui ho scelto di comprare il biglietto per oggi.

Piccolo passo indietro: chi sono i Prophets of Rage?

Non mi dilungo troppo perché, come sapete, googlando potrete trovare tutte le info riguardo a questa band, ma possiamo riassumere alcune info principali in poche righe.

I PROPHETS OF RAGE (titolo di una canzone dei Public Enemy) sono una band americana che è un mix di rap e metal, composta da artisti del calibro di Tom Morello (Rage Against The Machine – Audioslave), Tim Commerford e Brad Wilk (entrambi dei RATM), Chuck D e Dj Lord dei Public Enemy e alla voce B-Real dei Cypress Hill.

L’ultima volta che vidi dal vivo i Rage Against the Machine ero al Download Festival nel 2010 in cui erano headliner, una bomba di gruppo, effettivamente abbastanza incazzato e non solo per il nome, ma perché le loro canzoni sono intrise di politica, proprio come le loro performance. Esattamente come oggi, non a caso l’ultimo tour internazionale dei Prophets of Rage si chiama “Make the World Rage Again” …vi ricorda qualcosa?

Back to reality.

Sfamata, docciata e truccata sono finalmente arrivata all’Ippodromo del Visarno nel terzo igloo mobile di Firenze meglio conosciuto come taxi e, strano ma vero, nemmeno oggi faccio un minuto di coda. Molto bene!

Entrando nell’area del concerto, noto immediatamente un elemento fondamentale: terra, tantissima terra che si alza dal suolo verso il cielo senza nemmeno un alito di vento. Bene, direi che si percepisce subito il mood “rabbioso” della giornata.

Nel frattempo, incontro il mio caro amico D. per salutarlo e fare due chiacchiere su questi giorni di festival e mentre stiamo parlando cosa fa? Dalla tasca tira fuori ben tre fogli di carta e dice “Ah, a proposito, ho pensato potessero interessarti”.

Abbastanza perplessa lo guardo e poi osservo i fogli di carta. Beh, amici miei, non avete idea del regalo che D. mi ha appena fatto: tre e ripeto tre setlist degli Aerosmith! Voglio piangere di gioia, non solo perché ho in mano queste scalette, ma perché i miei amici pensano a me appena vedono questi fogli di carta stropicciati, che meraviglia! Manca quella del concerto di venerdì quindi? STI CAZZI, è un angelo.

I Don Broco stanno quasi per terminare la loro performance e devo ammettere che non mi sono affatto dispiaciuti, anzi, anche se ho visto un po’ troppi risvoltini sui loro jeans per i miei gusti. Lo so, ma da donna uno sguardo al look lo butto sempre ahimè.

A differenza degli altri festival di quest’estate, ho notato un particolare molto importante: nella zona del pit vengono offerte gratuitamente bottigliette di acqua. Grandissimo plus, anche perché non oso immaginare questo suolo di terra cosa diventerà alla prima canzone dei Prophets.

Il sole sta lentamente calando e, dopo il classico momento di cambio palco, si accendono gli schermi, proprio come il pubblico dell’ippodromo. GET THE FUCK UP!

Eccoli che entrano tutti insieme, uno dopo l’altro, in silenzio e con il pugno destro alzato verso il cielo, accompagnati solamente dalla sirena presente nell’intro della canzone “Prophets of rage”. Che ingresso, ragazzi! Non avete ancora preso in mano uno strumento e sono già in modalità “manate sui denti”.

B-Real ha una kefiah in testa. Vi ricordate quando vi dicevo che la loro musica ha una connotazione leggermente politica? Ecco, appunto.

L’inizio è chiaro a tutti con “Prophets of Rage” dei Public Enemy seguita da “Testify” cantata da B-Real insieme a Chuck D che interviene nelle parti di rap più puro.

Continuano con “Take the Power Back” e una splendida e violentissima versione di “Guerrilla Radio” dei Rage Against the Machine.

Figuratevi il delirio quando riconosco le prime note di “Unfuck The World” e B-Real chiama il famoso “circle pit” o come dice lui “the good circle in positive rotation”. Ho paura, anche perché vi comunico che sto respirando solo terra, non ho più aria nei polmoni.

Mettiamo in pausa per un secondo il concerto: cosa vuol dire “circle pit”?

Chi di voi è mai stato a un concerto dei Rage Against the Machine o semplicemente a un concerto punk o nu metal, sa perfettamente di cosa sto parlando. In ogni caso, si tratta di quel tipo di pogo che si svolge all’interno di un ipotetico cerchio e che spesso porta a pogare addirittura mentre si corre in cerchio. Sono riuscita a spiegarmi? E’ più facile farlo che spiegarlo, più o meno, anche perché se cadi lì dentro hai due soluzioni: o ti recuperano o muori schiacciato dalla foga degli altri. Only the brave!

Giusto per darvi un’idea: https://www.youtube.com/watch?v=bU16ANo5r0w

Come potete immaginare a fine canzone sono ricoperta di terra dalla testa ai piedi.

Ripartiamo con “Bombtrack” dei Rage Against the Machine e una rabbiosa “Fight the Power” dei Public Enemy in cui Morello suona la chitarra con la bocca per mostrare a tutti noi una scritta sul retro: Fuck Trump.

Gli assoli di Tom Morello si sprecano, è davvero un eccellente chitarrista.

A questo punto inizia un potente medley hip hop di B-Real, Chuck D e DJ Lord che ripercorre canzoni come “Can’t Truss It”, “Insane in the Brain”, “Bring the Noise” e soprattutto “Jump Around” mentre B-Real e Chuck D scendono tra la folla.

Non ho più forze, ho dato il meglio di me fisicamente saltando ininterrottamente in quest’ultima, mi sento svenire, devo calmarmi un attimo. Sì, come no, come faccio a calmarmi con “Sleep Now in the Fire” dei RATM?

Riesco a ottenere un attimo di pace quando Tom Morello omaggia Chris Cornell, suo grande amico, e chiama sul palco Serj Tankian per una malinconica versione di “Like a Stone”. Devo ammettere che, ad oggi, quando mi capita di ascoltare le canzoni degli Audioslave e dei Soundgarden sento un nodo in gola e un immenso vuoto in quelle parole, nonostante siano accompagnate da melodie potenti e graffianti come in questo caso. Tutta Firenze canta ogni singola parola di questa canzone, quasi fosse un saluto a Chris da quaggiù e in parte penso lo sia realmente.

Bando alla tristezza perché qui si torna a pogare con “Know Your Enemy” e la splendida linea di basso di “Bullet in the Head” dei RATM in cui B-Real alla voce fa davvero un lavoro splendido.

Riconosco “How I Could Just Kill a Man” dei Cypress Hill seguita da “Bulls on Parade” e la famosissima “Killing in the Name” dei Rage Against the Machine con cui si conclude il concerto.

Ovazione generale per una performance davvero eccellente.

Salutano, ringraziano e si allontanano con il pugno alzato.

Voto: 10 e lode. Adesso tiro una testata a caso al primo che passa in segno di apprezzamento.

Continua a leggere il concerto dei System of a Down QUI 

 

 

 

 

 

 

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