PENNYWISE – BAY FEST 2017 – 14/08/2017


Pronta per il mio primo giorno di Bay Fest, un festival punk rock di tre giorni che si svolge il 13-14-15 a Igea Marina e che quest’anno ospita band di un certo livello come Bad Religion, Pennywise, Ignite, Anti Flag e Rise Against.

Ecco qua il bel programmino che ci ha preparato Bay Fest!

Ho preferito partecipare alle ultime due giornate perché sono curiosa di vedere i Pennywise, gli Anti Flag e i Rise Against che non ho mai visto dal vivo e di riascoltare nuovamente i Bad Religion dopo millenni visto che ho saltato l’ultimo loro tour.

Avendo deciso all’ultimo ed essendo Ferragosto, abbiamo giustamente subìto un salasso per un hotel a due stelle a Torre Pedrera.

Non ci siamo però negati una bella giornata in spiaggia, sempre con stile ovviamente!

Sole a picco e quindi crema protezione 50.

Naturalmente sono riuscita a scottarmi ugualmente (l’efficacia delle creme solari resterà sempre un mistero per me). Così, con l’abbronzatura catarifrangente, io e il Drummer (aka uno dei miei più cari amici) ci incamminiamo lavati e stirati verso il Bay Fest.

Questa sera, oltre ad alcune band nostrane e internazionali, toccherà ai Pennywise salire sul palco e scaldare il pubblico prima dei Bad Religion.

Sento che qualcuno sta borbottando, non sapete chi siano i Pennywise? Va bene, vi racconto giusto due o tre cosette.

Nome strano, da cosa deriva?

Pennywise è il nome del clown protagonista di “IT”, il libro di Stephen King che venne pubblicato poco prima della nascita della band a Hermosa Beach nel 1988 (ventinove anni fa).

Aspetta, perché Hermosa Beach mi ricorda qualcosa?

Semplice, in questo ridente e assolato luogo californiano non sono nati solo i Pennywise, ma anche i Descendents e i Black Flag, due pilastri del punk rock e dell’hardcore punk californiani. Un po’ come Seattle per il grunge, ok?

Quindi fanno hardcore punk?

Anche, specialmente nei primi album come “Pennywise” del 1991, successivamente si sono spostati maggiormente verso lo skate punk e il punk rock.

Al momento hanno ben undici album all’attivo e in particolare vi consiglio di ascoltarne due: “Pennywise” e “Unknown Road”. Quest’ultimo album fu registrato con il bassista Jason Thrisk alla voce visto che il cantante Jim Lindberg decise di andarsene. In realtà oggi è ancora l’attuale cantante, ma nel corso degli anni si è preso numerose pause di riflessione.

Potete trovare tante altre informazioni sul sito www.pennywisdom.com o sui canali social della band.

Ultima chicca: sapete chi li ha resi famosi?

Il proprietario della Epitaph Records, la principale casa discografica indipendente americana dedicata al punk-hardcore-alternative, con una speciale attenzione al genere punk rock. La particolarità della Epitaph però sta nel nome del suo fondatore: Brett Gurewitz, meglio conosciuto come “Mr.Brett”, ex chitarrista e fondatore dei Bad Religion.

Insomma, oggi è una gran rimpatriata di famiglia anche perché con questa line up sembra realmente di essere in California.

Giusto per farvi capire il mood “ribelle’ della band, in rete ho letto che nel 1995 i Pennywise si rifiutarono di partecipare al festival Lollapalooza, in quanto il prezzo del biglietto era troppo elevato. Mi chiedo quanti gruppi oggi sarebbero disposti a fare lo stesso…

Io sono felicissima perché non ho mai avuto occasione di vederli dal vivo e finalmente oggi potrò godermi questo show.

Precisi e puntuali alle 21.40 sale sul palco un’ondata di punk che ci spazzola i capelli al primo tocco di gran cassa. Santo cielo che potenza!

Ecco sul palco Jim, Fletcher, Randy e Byron ossia l’attuale formazione. Come sapete, infatti, il vecchio bassista Jason morì nel 1996 sparandosi un colpo alla pancia e ad oggi nessuno ha ancora compreso se fu un incidente oppure un atto intenzionale…poco importa purtroppo.

Partono con una carichissima “Wouldn’t It Be Nice” che si conclude con Jim che chiede al fotografo sotto al palco di passargli la macchina fotografica e ci scatta una foto dal palco…cheese!

Ripartono indiavolati con “Fight Till You Die” seguita da “Can’t Believe It”.

I volumi sono ottimi, il basso è imponente e la batteria è veramente al massimo, sento pompare i timpani.

I “ragazzi” sul palco sono in gran forma, anche se non sempre precisi musicalmente. Ci stupisce nell’hardcore punk? Assolutamente no!

Grazie all’intenso e costante pogo, fin dalla prima canzone si innalza un tornado di sabbia che soffoca tutti quelli che hanno scelto di posizionarsi sotto al palco. Io questa volta ho preferito starmene un po’ più defilata ai lati proprio perché immaginavo sarebbe finita così. Vi capisco ragazzi, come vi si può chiedere di non pogare o di non fare stage diving a un concerto dei Pennywise? Eresia.

Ripartono con “My Own Way” seguita da “Perfect People” e dalle dure parole di “Fuck Authority”, un testo politicamente impegnato come molti di quelli cantati dalle band della scena di Hermosa Beach e dell’hardcore melodico.

“I say fuck authority

Silent majority

Raised by the system

Now it’s time to rise against them

We’re sick of your treason

Sick of your lies

Fuck no, we won’t listen

We’re gonna open your eyes

Frustration, domination, feel the rage of a new generation, 

we’re livin’, we’re dyin’ and we’re never gonna stop, stop tryin’

Stop tryin’

Stop tryin’, stop tryin'” 

Riconosco i primi accordi di “Blitzkrieg Bop” dei Ramones e al contempo il pogo si fa ancora più intenso, tanto che di fronte a me avviene questa scena:

ragazzo ubriaco e barcollante sulla ventina arriva dall’esterno aprendosi un varco tra i presenti utilizzando il metodo “spallate a caso”.

Ovviamente la sottoscritta è sulla sua traiettoria e riceve una potente spallata a cui risponde con, anzi no, meglio che non ve lo ripeta. Il karma fa capolino non appena “spallaman” tocca la persona sbagliata: Bruce Lee. Quest’ultimo, per vendicarsi della spallata ricevuta, rincorre “spallaman” e, con un salto degno di un perfetto karateka, affonda la sua suola al centro della schiena del nemico.

Allora, io sono la prima ad aver avuto lo stesso istinto violento però questo gesto mi sembra leggermente azzardato oltre che estremamente pericoloso per “spallaman”, il quale fortunatamente incassa bene il colpo, calmando la sua vena irruente. Che poi, in realtà, sarebbe bastato chiedere “permesso”.

La folla si scatena non appena la chitarra intona i primi accordi inconfondibili di “T.N.T” degli AC/DC che poco dopo si trasforma in “(You Gotta) Fight for Your Right (To Party!)” dei Beastie Boys.

Stiamo cantando e ballando tutti, perfino quelli che stanno mangiando piadine e hamburger in fondo non riescono a stare fermi con questo brano.

La band di Hermosa Beach torna agli inediti con un’ottima versione di “Pennywise” seguita da “Same Old Story” e “My Own Country”.

Interagiscono molto con il pubblico e chiamano spesso il “circle pit”, aumentando il livello di sabbia nell’aria e nei nostri polmoni. Nel frattempo Jim & Co. hanno appena iniziato “Peaceful Day” per proseguire successivamente con una breve intro di “As Long As We Can” che accompagna nuovi e old school fans verso una delle cover punk più famose al mondo: “Stand by Me” di Ben E. King.

“Society” ci riporta ai toni più “arrabbiati” della band che urla insieme a tutto il pubblico “How long you pray makes no difference today when it’s society devices how you’ll pay, when finding the truth makes no difference to you anyway you look at it, you’re gonna get screwded, you lose”.

Siamo quasi alla fine, anche perché iniziamo ad essere tutti un po’ stanchi, Jim incluso. Che meraviglia averli ascoltati dal vivo, tutti i loro album sono particolarmente adrenalinici, però dal vivo sono sicuramente mille volte meglio.

Il loro saluto è energico proprio come il loro live, specialmente quando il loro “ciao” ha il suono di “Bro Hymn” riconoscibile da chiunque grazie all’intro di basso. Questa canzone ha un testo particolare, con parole importanti come “Ever get the feeling you can’t go on, just remember whose side it is that you’re on. You’ve got friends with you till the end, if you’re ever in a tough situation we’ll be there with no hesitation. Brotherhood’s our rule we cannot bend” della serie: è stata dura, ne abbiamo passate tante, ma siamo ancora qui insieme e spacchiamo di brutto, giusto?

Decisamente sì, perché a Hermosa Beach come al Bay Fest non si molla un cazzo!

“Gratzi” e until next time dudes!

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