GREEN DAY – I DAYS 2017 – 15/06/2017


Sono le 20.15 esatte, i Green Day iniziano alle 20.45 e dopo il concerto dei Rancid sono stancamente elettrizzata.

L’ultima volta che ho visto un concerto di questi tre splendidi pazzi è stato a Trieste nel 2013. Un giorno vi racconterò anche questo concerto, non temete.

A gennaio 2017, quando sono venuti a Milano per la prima data del nuovo tour “Revolution radio”, ho rivenduto il biglietto a prezzo di costo, perché ho preferito vederli con i Rancid. Avessi visto bene i Rancid, non mi ci fate pensare.

Nel frattempo, all’interno del pit, c’è un momento di panico generale. Infatti, alcuni insetti simili a dei calabroni stanno seminando terrore fra i presenti che cercano di salvarsi l’un l’altro, tirandosi a vicenda pacche a destra e a manca, inclusa la sottoscritta che vive nella costante ansia di una possibile reazione allergica a qualsiasi insetto, o meglio a qualsiasi cosa in realtà, è una vita dura quella di noi allergici.

Puntuali come un orologio svizzero, alle 20.40 parte la playlist di rito, prima con “Bohemian Rapsody” dei Queen, cantata da tutto il pubblico presente, seguita dalla colonna sonora del film “il buono, il brutto e il cattivo” di Morricone, brano che i fan dei Green Day riconoscono subito come il segnale dell’inizio del concerto.

Invece no. Fregati!

Improvvisamente, sulle note di “Blitzkrieg Bop” dei Ramones si palesa, accolto da urla e applausi, la mascotte dei Green Day: the Pink Bunny, un coniglio rosa gigante che barcolla come un ubriaco e corre a destra e sinistra.

Un modo molto divertente per scaldare il pubblico che, infatti, si è ufficialmente acceso.

Il coniglio gigante non fa in tempo ad uscire, che immediatamente entra correndo Billie Joe, scatenando un’incredibile ovazione da parte di tutto il pubblico, inclusa la sottoscritta che caccia un urlo assordante ammazzando per sempre i timpani di quelli accanto a lei.

Subito dopo entrano Trè Cool (simpaticissimo batterista dai capelli – questa volta – blu) e Mike Dirnt (bassista), che insieme a Billie Joe iniziano subito con “Know Your Enemy”. La folla è già in delirio, stiamo saltando e urlando come dei pazzi, stupendo!

Il concerto parte subito alla grande e già dalla prima canzone viene a galla il mood giocoso dei Green Day perché Billie Joe fa salire sul palco una ragazza che, comprensibilmente euforica, lo stringe forte e inizia a cantare con lui il ritornello della canzone. La conclusione di questo momento è un salto della ragazza – terrorizzata – sulla folla, una sorta di stage diving non propriamente riuscito, ma comunque buono. Brava!

Il trio finisce la canzone e suona due brani dell’ultimo album: “Bang Bang” e “Revolution Radio”.

Sarò sincera con voi. A me i Green Day sono sempre piaciuti, però l’ultimo album che ho ascoltato con reale interesse è stato “American Idiot”. Il passaggio sempre più deciso verso uno stile più pop ha fatto sì che conoscessi sempre meno le ultime canzoni. Carini, ma non stupendi. Resto una fan “old school”, perdonatemi. Per me album come “Dookie” o “Nimrod” o “Kerplunk” sono imparagonabili rispetto a “21st Century Breakdown” o “Unos” “Dos” e “Trè”. Ovviamente alcune canzoni non mi dispiacciono, come “Let yourself go” o “Still Breathing” o “X-Kid”, però chiedetevi perché le setlist sono piene di brani dei vecchi album.

Scusate, divago troppo lo so.

Mi riprendo e sento Billie Joe che urla al microfono “This is a Holiday”, quale canzone potrà mai essere?

Subito dopo suonano “Letterbomb” e inizio a rendermi conto che vocalmente Billie Joe è molto tirato, quasi affaticato. Lo credo, anche perché continua a saltare e correre come un matto sul palco, lo adoro!

Gli animi si calmano sulle note di “Boulevard of Broken Dreams”, anticipate da una dedica di Billie Joe: “this song is dedicated to all the weirdos and the freaks and the strangers out there tonight”. Il pubblico canta da solo più di metà canzone, specialmente gli “oh-ho oh-ho oh-ho ooh”.

La canzone sta per finire e Billie Joe, passeggiando sul palco, commenta “Do you know what’s beautiful right now? There’re no cellphones up (in realtà è pieno zeppo di gente che sta registrando proprio questo momento, ma va beh…) No one is taking a video or a picture (mi guardo intorno e hanno tutti il telefono al cielo, bah, probabilmente ha i fari sparati negli occhi e non vede bene) That’s good! We have to live right now in the moment, don’t save it for later, don’t miss this moment, life is too short!” e termina l’ultima strofa del brano. Per carità, ha totalmente ragione, però probabilmente c’è dell’ironia che non ho colto o vuole spingerci a non usare i telefoni, perché altrimenti ha una percezione della realtà un po’ distorta, per lo meno nel pit.

Se volete ascoltare il suo commento dal vivo, lo trovate qui: https://www.youtube.com/watch?v=PGixkMmCwS8

In ogni caso, questa canzone è stupenda, davvero emozionante e tu, Billie, sei proprio bravo sul palco! Chiunque qui ti seguirebbe ovunque per il carisma che dimostri.

Digressione: ho sempre visto e pensato a Billie Joe come a un figo, un frontman forte, carismatico, insomma un animale da palco, eppure nel 2012 ero davanti all’Hotel Baglioni di Bologna a presidiare l’ingresso per poterlo incontrare di persona, ma il risultato fu che lo portarono via in barella un’ora prima del loro concerto. Lì, in quel preciso istante, vedendolo trascinato a forza da due bodyguard nell’ambulanza perché non si reggeva nemmeno in piedi ed era bianco cadaverico, ho visto “solo” un uomo. Un uomo fragile e in difficoltà, non la solita rockstar irriverente e forse questo me lo ha fatto amare ancora di più. Un po’ meno quando ho scoperto mesi dopo che in realtà era stato spedito in rehab. Vi racconterò questa storia in modo più dettagliato in un altro post, perché è stato un momento davvero assurdo.

Torniamo a noi.

La canzone seguente l’ho riconosciuta al primo accordo di basso: è “Longview”! Gran pezzo, infatti inizio a urlare e saltare come una scalmanata. Come sempre, Billie Joe invita un fan sul palco e questa volta, credetemi, sceglie la persona giusta. Già, perché non appena questo ragazzotto sale sul palco, dimostra un’attitudine innata da rockstar. Inizia a cantare “Longview”, nel modo peggiore possibile, ma voi dovreste vedere le mosse che sta facendo. Si alza la maglietta, tira fuori la lingua come se fosse Gene Simmons dei Kiss, corre per tutto il palco, un grande!

La mia stima nei suoi confronti diventa adorazione non appena in mezzo al palco si toglie la maglietta, Billie Joe lo invita a fare il classico salto dalla batteria e, finita la canzone, prende tra le mani il viso di Billie Joe e lo bacia sulle labbra! CAZZO, UN MITO! Sono anni che vorrei fare la stessa cosa, bravo! Bravo! Bravo! La parte divertente è che il ragazzo, per “paura” della reazione di Billie Joe, scappa giù dal palco, ma il frontman lo va a riprendere e gli chiede ridendo di risalire e di fare stage diving. Sapevo Billie che avresti solo apprezzato un gesto ribelle come questo!

Momenti di risate indimenticabili, grande tu che hai fatto tutto questo sul palco!

Si riparte con “Youngblood” e per i fan più “old school” i tre pazzi di Berkeley suonano “2000 Light Years Away” dell’album “Kerplunk”. Nel pit la stiamo cantando in quattro o cinque, ma possibile che li abbiate scoperti tutti dopo American Idiot!? Ovviamente nella parte di assolo Mr. Armstrong invita tutti i presenti a alzare le mani al cielo. Non solo, perché il nostro Billie Joe decide di prendere due pistole ad acqua da giardino e di innaffiare la folla. Non vi dico su quale parte del corpo ha appoggiato la canna, potete immaginarlo. In questo momento di pura follia, al nostro frontman viene in mente di lanciare anche delle magliette dal palco con una pistola a pressione. Praticamente ci sta lanciando di tutto, grazie!

Mi correggo, invece, per quanto riguarda i pochi amanti dei vecchi album, perché con “Hitchin’ a Ride” l’Autodromo esplode di gioia. Vi siete salvati in corner eh! Il problema è che impazzisce anche Billie Joe, inizia a fare i classici giochi “I say eeeeeh oooooh” e tutto il pubblico deve imitarlo. Non solo, Billie ha una tale energia questa sera che nel cantare arriva perfino a gracchiare da quanta potenza sta usando. Ok, non sarà perfetto a livello vocale, però ragazzi, non avete idea dell’energia che ci sta regalando suonando e cantando così! 100mila volta SI, SI e SI!

Lo show continua con un classico: “When I Come Around” cantata insieme a tutto il pubblico anche se con qualche leggera imprecisione vocale qua e là, seguita da “Minority” che si apre con getti infuocati proprio dietro a Trè Cool. Con questa canzone Billie presenta tutta la band: Jason White (chitarrista), Jason Freese (tastiere e sassofono), Jeff Matika (terzo chitarrista), Trè e Mike. Come se loro due avessero bisogno di presentazioni.

All’inizio di “Are We the Waiting”, Billie chiede di alzare le luci per vederci tutti bene in faccia e nelle palle degli occhi. Nel mio caso, dopo aver sudato tutti i liquidi possibili, avrò il trucco sotto le scarpe, quindi meglio spegnerle del tutto. Come da copione, subito dopo parte velocemente “St. Jimmy”, facendo scattare il delirio totale: pogo, salti, urla, possiamo finalmente impazzire all’urlo di Billie“Lets go craaaaaazy”! Salirei sul palco e lo bacerei, giuro!

Sono già esausta e siamo solo a metà concerto.

Brevissimo momento di pausa, anche perché altrimenti temo che Billie collassi dopo tutto quello che ha fatto finora, che termina con le prime note di “Knowledge”, cover degli Operation Ivy.

NOTA STORICA: la prima band di Tim Armstrong (come sapete è il cantante dei Rancid e no, non è minimamente parente di Billie Joe) si chiamava Operation Ivy, fondata ai tempi del liceo con Matt Freeman (bassista dei Rancid). Qui viene il bello perché, per qualche periodo, il secondo chitarrista della band fu proprio Billie Joe, ma abbandonò abbastanza in fretta il progetto, lasciando il posto a Lars (attuale seconda chitarra).  Per questo motivo, ad ogni concerto dei Green Day, Billie Joe chiama dal palco un fan e gli fa cantare “Knowledge”. Come quella sera del 2012 in cui il mio ex fidanzato, un vero fan dei Green Day, suonò questa canzone durante il secret show organizzato all’Ohibò di Milano in occasione del concerto dei Primadonna in cui eravamo circa 80 persone. Serata indimenticabile, ma che vi racconterò in un altro post perché altrimenti ci perdiamo tutto il concerto.

Dicevamo, come in ogni show dei Green Day, arriva il momento attesissimo per i tanti fan in cui Billie Joe invita sul palco a suonare un fortunato. Questa sera tocca a Sebastian, un ragazzino che non avrà più di 12 anni, terrorizzato dalla folla davanti ai suoi occhi che però, nonostante lo stato di panico e l’incomprensione totale della lingua inglese, riesce a suonare gli accordi della canzone. Il cucciolo non riesce nemmeno a godersi il momento in cui il cantante gli dice che può tenersi la chitarra. Un’inconsapevole botta di culo, grande Sebastian!

Qui, seppur stanchi morti, diventiamo tutti ancora più pazzi. E’ il momento di “Doooo you have the time, to listen to me whine”, infatti con “Basket Case” il pubblico si esalta moltissimo. Respiriamo un attimo grazie alla prima parte un po’ più lenta di “She”, che però chiaramente ci riporta nella seconda parte a saltare e ballare come animali.

Il momento più comico dello show arriva con “King for a Day”, in cui tutti i membri della band indossano per l’occasione un accessorio ridicolo. Chi un cappello che sembra quello di un poliziotto come Billie Joe o degli occhiali giganti come Mike Dirnt o il copricapo di un re egizio come Jason Freese. Per finire al meglio questa canzone, non solo Freese regala un grande assolo di sassofono, ma introduce anche “Careless Whisper” di George Michael con un Billie Joe che indossa la maschera di un coniglio gigante, terminando così “King for a Day”. Non so se sono più esausta io o loro. Mi tremano le gambe.

Trè Cool abbandona la batteria, al suo posto corre Billie, e alzando una gamba alla volta come se stesse scalciando in avanti Trè dà il ritmo di “Shout”, che parte subito accompagnata dal sassofono.

E’ la fine, mi tocca saltare ancora! Si continua con “Always Look on the Bright Side of Life Sing-Along” dei Monty Python. A questo punto, nel silenzio totale, Billie si sdraia sul palco e all’improvviso gli altri riprendono a suonare “Shout”, mentre rialzandosi lentamente il cantante dice in italiano “Siamo ancora vivi”. Beh, insomma, io sto tirando gli ultimi. Inizia così ad intonare “(I Can’t Get No) Satisfaction” con il sottofondo di “Shout”, una meraviglia che immediatamente si trasforma in “Hey Jude”, con tanto di acuto finale. Qui siamo tutti afoni ormai.

Giusto per capirci: https://www.youtube.com/watch?v=QcfWM968B3k

Il momento di follia musicale sembra passato, adesso è il momento di “Still Breathing” in cui Billie ringrazia e urla “GRAZIE, GRAZIE MILLE, THANK YOU THANK YOU THANK YOU ITALIAAAAA”. Per lui l’Italia è come sentirsi a casa, ci adora e questo si percepisce ogni volta che fanno un live qui da noi.

Con “This is our last song and it’s called “Forever Now” pensano di prendermi per i fondelli. Si certo, quindi vuoi dirmi che non suonerete “American Idiot”, “Jesus of Suburbia” e soprattutto “Time of Your life”? Ahahaha, grasse risate. Il solito encore.

Ovviamente riprendono con “American Idiot” cantata praticamente tutta dal pubblico, bellissimo! Assoli a profusione, con tanto di “Fuck you Donald Trump” finale. Io non ho né più voce né forza vitale, salto e canto per inerzia.

Se volete anche solo un assaggio dell’energia atomica di Billie Joe questa sera, guardate questo video:

https://www.youtube.com/watch?v=126XjpJfxLI

Billie inizia a non avere più voce, ma solo tantissima energia. Come fa!? Non lo so, ma riparte alla grandissima con “Jesus of Suburbia”. Io non ho parole, Billie non è umano questa sera, è una miccia perennemente accesa pronta a esplodere.

Fanno finta di uscire nuovamente e, chiamati da applausi e urla, inizia il momento soft della serata. Il frontman ha in mano la sua Gibson acustica da cui poi è stata realizzata – sempre dalla Gibson – la J-180 Billie Joe Armstrong. Potrei sbagliarmi su questo dettaglio.

In ogni caso ho già i brividi.

Billie inizia a cantare “Ordinary World” in modo molto toccante e potete solo immaginare cosa succede alle prime note di “Time of Your Life” (vero nome della canzone: Good Riddance (Time of Your Life)).

Indescrivibile. Ok lo ammetto, sto facendo un video. Non sono riuscita a trattenermi.

Sono investita da un’ondata di tenerezza che mi fa sorridere ad occhi chiusi.

Tutto l’Autodromo canta all’unisono.

Che serata, cazzo, che serata!

Un finale davvero perfetto. Vorrei che non scendessero mai da quel palco, sarà per i ricordi di me da ragazzina o per aver conosciuto Billie Joe e gli altri, non lo so, ma vorrei che questo concerto non finisse mai nonostante le stecche, le urla, i monologhi sulla politica di Billie, tutto, continuerei tutto.

All’ultimo accordo li ringrazio mentalmente con un secco “Grazie”.

Realizzo che la mia vita ha una colonna sonora davvero bellissima, specialmente quando trasformo attimi in quelli che resteranno ricordi meravigliosi, proprio come ora.

Salutano, lanciano plettri e ringraziano.

Sono così piena di emozioni che non mi serve nemmeno la setlist. Sono felice, per stasera basta così.

Appena mi riprendo da questo momento onirico, realizzo immediatamente che non solo sta iniziando a piovigginare, ma voglio eccome la setlist, ma nonostante le mie urla nessuno dei roadies mi degna di uno sguardo per darmela. Maledetti.

La cosa peggiore sapete qual è? Che ora devo camminare almeno 40 minuti a piedi per tornare alla macchina. Merda. Va beh, farò tutta la strada cantando stonatamene tutte le canzoni del concerto.

Cazzi vostri, ciao!

 

 

 

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