AEROSMITH – FIRENZE ROCKS – 23/07/2017


Non avrei mai potuto perdere “l’ultimo” tour degli Aerosmith, una band che ho sempre amato e che questa sera rivedo per la terza volta. E’ divertente perché tutte le volte che ho visto un concerto di questa band non sono mai riuscita a fare fotografie. Vi spiego meglio.

La prima volta che li ammirai scatenarsi in carne ed ossa di fronte a me erano sul palco del Download Festival nel lontano 2010. Steven Tyler & Co. erano gli headliner della terza giornata, quindi di domenica e ovviamente, avendo come rifugio il retro di una Volvo, capite bene che fosse impossibile avere una presa per ricaricare cellulari e soprattutto MACCHINE FOTOGRAFICHE. Nel 2010 non avevo ancora uno smartphone in grado di fare fotografie degne di essere chiamate tali, se non sbaglio avevo un iPhone 3 mezzo distrutto. Non ricordo bene. In ogni caso, dopo due giorni di foto e pioggia (meno di quanta in realtà ne cada ogni anno a quel festival) la mia macchina fotografica decise di morire, per cui quel concerto potrà restare solo nel mio cuore e nella mia mente, ma purtroppo non nelle immagini. Giuro che un giorno vi racconterò quel weekend, una figata pazzesca!

La seconda volta, invece, fu totalmente colpa mia. Vennero a suonare a Milano, precisamente a Rho, e decisi di andarli a vedere con Mec, occasione in cui – senza saperlo – indossammo la stessa identica maglietta (c’è una foto che prova questa telepatia). Vi racconterò presto anche quel concerto, ci sarà da ridere.

Fecero un live pazzesco, suonarono divinamente, ma io non riuscii a godermelo del tutto per due motivi: 1) ero dannatamente in fondo, praticamente lo stavo vedendo dal parcheggio 2) gli 80 gradi percepiti lì dentro, complice anche un terreno tutto d’asfalto, aumentarono notevolmente la mia sete portandomi a bere qualche birra di troppo, accidenti. La terza volta sarà la volta buona? Me lo auguro!

Ho divorato tutti i loro album più belli, da “Permanent Vacation” (1987: vi ricordo quest’annata storica per il rock, oltre che il mio anno di nascita) a “Pump”, fino a “Nine Lives”, un po’ meno quelli più recenti che però si sono sempre salvati. Perfino l’ultimo di Steven Tyler “We’re all somebody from somewhere” non è affatto male, anzi, hanno sempre un sound strepitoso in generale.

Sinceramente non credo che per i ragazzacci di Boston questo AeroVederci Baby! Tour (non trovate che sia un bellissimo nome per un tour d’addio? Io lo trovo fantastico) sia effettivamente l’ultimo tour. Sì ok, è vero che da un po’ di anni Joe Perry (chitarrista che definire eccellente sarebbe sempre e comunque troppo riduttivo) e Steven Tyler (considerato non solo uno dei più grandi frontman della storia del rock, ma anche l’uomo con la bocca più grande del mondo) non vanno molto d’accordo. Il primo imputa al secondo la troppa voglia di “fare” la rockstar rispetto a quella di continuare a fare musica come un musicista. Non che il secondo non si atteggi come il primo eh…

Comunque, lasciamo stare il presunto gossip, il punto è un altro: quando scrivi 15 album esclusi quelli live, fai migliaia di date in giro per il mondo, fai parte di una band che perfino quelli che ascoltano neo melodico napoletano conoscono, non potrai mai davvero restare fermo a casa a fare il nonno. Probabilmente prenderai una lunga pausa, ti concentrerai anche su nuovi progetti, ma prima o poi tornerai su quel palco con quella band, perché l’adrenalina e il calore che ricevi stando davanti a migliaia di persone non si dimentica. E poi diciamolo, i loro cachet non sono proprio quisquilie quindi fanno più che comodo, che dite?

Il sole pian piano è tramontato e mancano pochissimi minuti all’inizio del concerto. Sono leggermente elettrizzata, sì ok non sto più nella pelle!

Mi casca l’occhio nella zona vip del PIT, posta proprio di fronte a me e chi vedo? Stefan dei Placebo che attende di ammirare i “bad boys from Boston”. Grandissimo! Effettivamente non si può perdere uno show di questo calibro.

Puntualissimo parte un video che ripercorre, accompagnato da urla e applausi, la lunga carriera della band, dagli esordi fino ad oggi. Un mix di ricordi, copertine di giornali ed album che si mescolano sulle note di “O Fortuna” dei Carmina Burana. Già solo vedendo il video mi sono venuti i brividi!  Ci siamo!

Il climax del momento è il logo degli Aerosmith che si anima diventando una sorta di fatina che vola verso la folla esplodendo in “Let the Music Do the Talking”.

Un boato pazzesco.

L’Ippodromo del Visarno si è chiaramente svegliato! Hell Yeaaah!

Ecco un video di quello che vi ho appena descritto: https://www.youtube.com/watch?v=H_26tOJuBg8

Da una scaletta posta sotto al palco sale velocemente Joe Perry che inizia a suonare i suoi riff tra una camicia bianca mezza aperta e un cappello nero stilosissimo.

Sempre da una piccola scaletta sotto al palco – LUI, the one and only Steven Tyler, sobriamente agghindato con jeans strappati con inserti in pelle nera (mi sembra, da qui non vedo benissimo) aderentissimi, a zampa di elefante e giro inguinali. Abbinanti con un altrettanto sobrio cardigan lungo zebrato e un gilet a fiori. Beh, audace direi, un po’ come gli occhiali da sera indossati alle 21.00. Però sei una rockstar cazzo, puoi permettertelo! Ovviamente non può mancare la sua asta bianca con il microfono a cui è attaccato un foulard. Lui è l’uomo dei foulard, molto in stile anni ’80.

La canzone si conclude con un “Buonaseeeera” urlato in perfetto italiano che introduce “Young Lust” e già qui, Steven spara il primo acuto che mi fa letteralmente saltare i timpani. Questi sono gli acuti rock che adoro! Vai Baby!

Questa canzone ha un sound pazzesco e Joe Perry ha uno stile tutto suo per suonare la chitarra, lo si può tranquillamente riconoscere fra mille chitarristi, un po’ come Slash e come tutti quelli davvero bravi. Inoltre, Perry ha un tocco sempre molto blues per cui io sbavo letteralmente, proprio come in questa canzone.

Alle prime note di “Rag Doll” tiro un urlo talmente forte che si girano perfino quelli davanti a me. Ragazzi, cosa volete, mi è partito scusate! Steven Tyler inizia con le sue movenze sexy, camminando avanti e indietro per la passerella.

Lo sento un po’ provato vocalmente, non è sicuramente quello degli inizi, però dà parecchio filo da torcere ancora a tantissimi frontman di oggi. L’attitudine della rockstar, grazie a Dio, è rimasta intatta. Meno male!

Sensualità a palate su “Rag Doll” e sono certa che tutte le ragazze presenti, come la sottoscritta, stanno ballando questo pezzo come se volessero sedurre chi la sta cantando.

All’improvviso Tyler inizia ad incitare la folla al ritmo di “Livin’ on the Edge” il cui ritornello viene cantato praticamente solo dal pubblico. Un vero frontman interagisce molto con il suo pubblico, tranne Ville Valo che al Download scelse di cantare sempre di spalle, e questo Steven Tyler ce l’ha nel sangue.

L’atmosfera nella band sembra serena, anche se gli unici che suonano spesso uno accanto all’altro sono appunto Tyler e Perry perché, diciamolo, sono loro due le rockstar, gli altri poverini non vengono quasi mai considerati nonostante siano degli ottimi musicisti, ma questo è quello che si chiama “Show” o no?

Numeri di assoli di Joe ascoltati fino ad ora: indefinito. Tanti e bellissimi.

Esplosione di energia con “Love in an Elevator” durante la quale Steven si sposta verso la fine della pedana posta in mezzo al pit e con il vento fra i capelli si leva il cardigan, restando in gilet e jeans.

Probabilmente descritto così non vi sembrerà nulla di strano, ma credetemi che avendolo qui davanti – nonostante la sua età – ha appena sprigionato una carica erotica tale da farmi immaginare di essere rinchiusa con lui in quell’ascensore, superando la mia costante claustrofobia s’intende. Il pubblico ovviamente canta tutto il tempo insieme a lui, io compresa. Irresistibile!

I toni si incupiscono un po’ alle prime note di “Janie’s Got a Gun”, il secondo singolo estratto dall’album Pump che, come saprete, parla di una ragazza che decide di vendicarsi per gli abusi sessuali subiti da parte del padre. Non a caso Steven Tyler ha fondato Janie’s Fund, un’organizzazione senza scopo di lucro che aiuta ragazze vittime di abusi sessuali. Se volete saperne di più, trovate tutte le info qui: http://www.janiesfund.org/about

L’atmosfera torna frizzante ed incalzante non appena Tyler inizia a imitare il verso di un gatto incazzatissimo, così partono in quinta Perry con la chitarra e la batteria per “Nine Lives”. Vocalmente è molto urlata, però speravo la facessero perché ha un ritmo proprio figo.

Non poteva mancare “Stop Messin’ Around” dei Fleetwood Mac seguita da un’altra cover della band di Stevie Nicks & Co. “Oh Well” cantata all’inizio da Joe Perry che crea un groove così blues, semplicemente sublime, ragazzi non riesco a stare ferma, ve lo giuro. Tyler riprende in mano la situazione a metà canzone, ma Perry continua a inculcare quel ritmo cadenzato tipicamente blues nella mia testa, fino a trasformarlo in un assolo finale di rara bellezza. Quella chitarra questa sera ha la stessa presenza scenica di Tyler. Infiamma.

Devo riprendermi da questa botta di adrenalina, ma all’improvviso riconosco gli accordi di “Sweeeeet Emoooootiooon” e tutti iniziamo a cantare, specialmente quando Steven Tyler, quasi in un loop psichedelico, continua a chiedere al pubblico di cantare il ritornello. Mi sta entrando nel cervello, aiuto.

Mentre sto ascoltando la canzone, Tyler abbassa il microfono verso il pubblico e un fan inizia a cantare perfettamente un pezzo della strofa, acuti inclusi. Immediatamente mi ritorna in mente quella scena del film “Rockstar” con un giovanissimo Mark Wahlberg che interpreta il ruolo di un ragazzo che riesce a realizzare il suo sogno e suonare con la sua band preferita. Non vi svelo tutto il film, però vi segnalo che c’è un brevissimo cameo di un altrettanto giovanissimo Myles Kennedy che interpreta la parte di un fan in prima fila a cui Wahlberg passa il microfono e che inizia a cantare meglio del protagonista, che ovviamente – ricordiamoci che è un film – lo fa salire sul palco, gli lascia il microfono in mano, va verso le quinte e sparisce per sempre.

Potete solo immaginare l’assolo che sta eseguendo ora Joe Perry, un altalena di suoni dal basso all’alto che sembra quasi un’onda avvolgente.

La sensualità di “Sweet Emotion” lascia spazio ai primi dolcissimi accordi di pianoforte di un famosissimo singolo degli Aerosmith: “I Don’t Want to Miss a Thing”, soundtrack (in italiano significa colonna sonora, ma ci piacciono i termini inglesi) del film “Armageddon”. Quante lacrime sulla scena finale di quel film.

Tutta Firenze sta cantando e considerata la potenza del coro secondo me si sono uniti anche quelli fuori dall’Ippodromo. Un momento molto emozionante, infatti sono circondata da milioni di telefoni al cielo e da coppie che si abbracciano e si scambiano effusioni, mentre io canto tutto il testo in modalità #foreveralone. Ognuno ha le sue priorità.

Con tutti gli acuti graffiati che sto sentendo questa sera, mi chiedo come faccia Steven Tyler all’alba dei 69 anni a cantare quasi tutte le sere così. Sono basita. Una leggenda, una cazzo di leggenda umana.

L’unico che si muove un po’ di più sul palco, oltre a Tyler e Perry che passeggiano sempre sulla passerella centrale, è Tom Hamilton (bassista). Brad Whitford (chitarrista ritmico) alla destra del palco non l’ho mai visto, è fisso sul lato destro fin dall’inizio.

Steven Tyler si avvicina al centro della passerella e, illuminato dall’alto come se fosse un Dio sceso in terra, inizia a cantare “Come Together” dei Beatles, accompagnato dal fedele suono di Joe. Non a caso, a metà canzone Joe raggiunge Steven al centro e cantano il ritornello insieme, abbracciandosi. Tutto l’ippodromo canta “come together over me” aiutato dai mega assoli di Perry buttati qua e là. Grazie Joe, grazie di cuore.

Tyler è proprio un performer, altro che cantante e basta, ci ha rapito tutti questa sera e appena canta “Tutti insieme” al posto di “Come together”, con il cuore siamo tutti su quel cazzo di palco.

Le ispirazioni blues della band si riconoscono in molte canzoni, fra cui “Chip Away the Stone”, che con il suo ritmo caldo e avvolgente e con quei brevi tocchi di pianoforte tipicamente southern, offre ampio risalto al tocco di Joe Perry. Impossibile non muovere i fianchi. Ouh yeah!

E a questo punto, ragazzi, voglio letteralmente piangere non appena sento il primo riff. Ebbene sì, è proprio “Cryin’”. Un vero boato, specialmente quando Tyler tira fuori dalla sua tasca la sua armonica e inizia a utilizzarla. Tutto l’Ippodromo canta al posto di Tyler, che ogni tanto ci supporta specialmente negli acuti. Meno male, oserei dire, anche perché io sono praticamente afona e gli acuti sono estremamente gracchiati.

D’altronde come si fa a non cantare ogni singola parola di questa canzone? Impossibile. Fuori la voce Firenze!!!

Che emozione!

Anche se il cuore mi esplode appena sento i primi accordi di “Dude (Looks Like a Lady)”, una delle mie canzoni preferite della band. Il “na na – na na” è solo del pubblico.

Assoli di Joe a go go. #ciaoproprio. Io sto saltando come un leprotto, questa canzone è fighissima!

Sul finale, tutta la band viene in avanti e saluta l’Ippodromo.

Avete già finito? State scherzando vero? Tornate subito su quel palco, immediatamente!

Niente ansie, come al solito è l’ora dell’encore.

Infatti, dopo pochi minuti rientrano tutti e il buon Steven si accomoda sul suo gigantesco pianoforte a coda bianco posto in mezzo alla pedana centrale.

Prevedo una botta di emozioni dritte al cuore a brevissimo.

“Let’s try something I’ve never done before” così inizia Steve e intona il ritornello di “If I Fell” piano version dei Beatles. Dopo due o tre secondi s’interrompe e dice “You know what? Fuck that! And how about this?” e inizia “Dream on”.

Non so se è stato più forte l’urlo che ho appena tirato io di diaframma o il boato del pubblico, sta di fatto che siamo letteralmente esplosi di gioia.

Infatti non lasciamo cantare da solo Steven nemmeno per un attimo. Il momento diventa quasi surreale quando Joe Perry sale sul pianoforte e suona il suo assolo da lì sopra. Non basta, perché all’improvviso Perry scende, lasciando il posto a Tyler che da là sopra, aiutato dalla fuoriuscita di aria fucsia ai lati, appare a tutti noi come LA Rockstar. Il tutto fatto a torso nudo a 69 anni. Ho solo applausi infiniti per te Steven.

“Dream On” è un inno e così va cantata, tutti insieme.

Incidetevi queste parole sul cuore e cantatevele ogni giorno della vostra vita.

Yeah, sing with me, sing for the year
Sing for the laughter, sing for the tear
Sing with me if it’s just for today
Maybe tomorrow the good Lord will take you away

Dream on, dream on, dream on,
Dream yourself a dream come true
Dream on, dream on, dream on,
Dream until your dreams come true

Sono al limite della commozione.

Questa canzone cantata da tutti è pura potenza.

La ciliegina sulla torta arriva con gli acuti di “Mother Popcorn” in cui Tyler esprime tutta la sua vocalità dai mille colori seguita dal sound di “Walk This Way”. Tyler e i ragazzi sono macchine da guerra, non un accenno di stanchezza, non un calo di potenza, anzi continuano a giocare musicalmente fra loro in un continuo mix di acuti, assoli, linee di basso. Semplicemente eccellenti.

Il “Vi amiamooooo Italiaaaa” finale urlato da Steven Tyler mente dal cielo scende una pioggia di fogliettini di carta arriva forte come un abbraccio gigantesco.

“Anch’iooooo” vorrei urlargli in faccia, ma mi limito a urlarlo al vento assordando i poverini accanto a me.

Ma non finisce qui ragazzi miei.

Già, perché questa sera abbiamo un compleanno speciale da festeggiare, quello di Joey Kramer, il batterista! Steven lo introduce dicendo “Quest’uomo è così vecchio che quando era ancora un giovane ragazzo il Mar Morto era ancora malato”. Mi scappa una fragorosa risata nonostante la battuta cretina, però dai è simpatico! Per augurargli “Buon Compleanno” Steven ci incita a cantare tutti insieme “Happy Birthday” che si conclude con mille baci e abbracci sul palco, che bellezza!

E così si conclude un grandissimo concerto, con un “Ci vediamooo” urlato da Tyler dopo la presentazione di tutta la band e un’ovazione generale prima per Perry e poi per il frontman.

E’ un dato di fatto: siete e resterete una delle più grandi rock band della storia, mi è sempre più evidente.

Sono stanca, afona e sudata, ma così felice che non mi serve nemmeno la setlist questa sera.

Una felicità che scompare dalla mia faccia non appena riporto alla mia mente una cosuccia finora dimenticata: per tornare a casa devo farmi 5 km a piedi.

OH SHIT.

 

 

 

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