IL DOLCE TORMENTO DI NICK CAVE


Oggi ammetto una mia grande pecca: non ho mai ascoltato Nick (Nicholas) Cave dal vivo.

Lo so, vi sento, sento tutti i vostri “oooh” “ma che vergogna” “imperdonabile”. Ripeto, lo so. Ma questa sera recupero!

Ho letto che il concerto di ieri sera a Padova è stato magnifico per cui le premesse sono davvero ottime.

Ho sempre avuto un debole per Nick Cave, o meglio, tanta comprensione se così vogliamo chiamarla. Un uomo, non solo un artista eccellente, che ha vissuto una tragedia orribile nella sua vita che è riuscito in qualche modo a superare buttando tutte le emozioni nei testi e soprattutto nelle sonorità delle sue canzoni. Infatti, il 15 luglio 2015 muore uno dei suoi figli, Arthur, in seguito a una caduta da una scogliera vicino a Brighton, nel Sud dell’Inghilterra.

Se qualcuno oggi mi chiedesse cosa mi suscita la musica di Nick Cave, risponderei “tormento”. Vediamo se anche questa sera, dal vivo, riuscirà a trasmettermi questa sensazione.

Album da ascoltare assolutamente: il primo è sicuramente “Tender Prey”, ultima creazione del suo periodo berlinese in cui l’utilizzo di droghe non era di certo raro, anzi. Successivamente vi consiglio il primo LP di Nick Cave e della line up originale dei Bad Seeds: From Her to Eternity (1984). Già, perché della line up originale non è rimasto nessuno se non il buon Nick Cave.

Ad oggi con lui ci sono Thomas Wydler alla batteria, Martyn Casey al basso, Conway Savage al pianoforte e organo, Jim Sclavunos alla batteria (si ce ne sono due), Ed Kuepper alla chitarra e soprattutto quel genio assoluto e polistrumentista di Warren Ellis che in un solo show suona violino, bouzouki, mandolino, fisarmonica e flauto. #justsaying

Trattandosi appunto di Nick Cave e non degli Airbourne, come immaginerete, l’ascolto dovrebbe essere accompagnato da un viaggio introspettivo, perché sono melodie che vanno comprese e interiorizzate. In poche parole, vi sconsiglio di ascoltare gli album di Cave in fila al supermercato o mentre state cercando parcheggio per l’auto.

La sua voce così gutturale rende ancora più profonde quelle melodie così cupe, magistrali rivisitazioni cantautoriali di diversi generi fra cui il gothic rock e il new wave. Il suo Rock sperimentale, se così vogliamo definire il suo genere, è un mix di ricerca di suoni e volontà di trasmettere tormento e angoscia esistenziale.

Alcuni considerano la musica di Nick Cave noiosa e deprimente, sinceramente io trovo le sue melodie geniali sotto ogni punto di vista, dai suoni agli strumenti scelti e al preciso spazio che viene loro dedicato.

Alle 20.30 puntuali io e Ricky siamo già dentro il Mediolanum Forum che per il momento non è stracolmo, questa sera infatti lo show non è sold out.

C’è da dire anche che la musica di Nick Cave, come dicevamo prima, non è per tutti e non lo dico con un tono elitario, bensì mi rendo conto che è difficile da comprendere, devi entrarci dentro con tutte le scarpe per capire i suoi messaggi.

L’allestimento del palco è molto semplice, se non fosse per i tre mega schermi che permettono anche ai fan più lontani di vedere cosa sta succedendo on stage.

Alle 21.15 le luci sul palco si spengono per poi riaccendersi, lasciando spazio a un’intro strumentale molto “gothic”, in puro stile Nick Cave.

I musicisti salgono sul palco uno dopo l’altro, mentre tutti attendiamo il grande ingresso di Nick che dopo qualche minuto entra vestito con tanto di giacca nera, camicia azzurra, calze viola, mocassino nero lucido e dulcis in fundo una collanina d’oro.

Un boato di gioia riecheggia in tutto il Forum.

Iniziamo subito con tre brani tratti dall’album “Skeleton Tree”: “Anthrocene”, “Jesus Alone” e “Magneto”, che ci spingono prepotentemente nell’anima dark della band.

Che emozione ascoltare questa voce baritonale dal vivo, mi vengono i brividi.

Il frontman si avvicina alle prime file come un’entità divina, illuminato da luci bianche che rendono questo avvicinarsi qualcosa di spirituale. Si percepisce un profondo amore per il suo pubblico, totalmente ricambiato. Infatti, Cave passa tutto il concerto attaccato alle prime file, toccando le mani delle persone e appoggiandosi a loro.

Noto subito che anche il silenzio ha il suo spazio, è un suono e le pause sono macigni voluti in melodie dolci seppur malinconiche.

“Higgs Boson Blues” ci prepara a una delle canzoni che reputo più belle di Nick Cave ossia “From Her to Eternity” che dà il nome al primo LP e che, grazie a suoni sapientemente cadenzati e incessanti, infonde un profondo senso di angoscia. Eccellente.

Un anno dopo “From Her to Eternity” esce l’album “The Firstborn Is Dead” – titoletto simpatico come potete notare “Il primogenito è morto” – da cui è tratta la canzone successiva “Tupelo”. Il nome di questo brano deriva da quello della cittadina natale di Elvis “The King” nel Mississipi e infatti racconta della nascita di quest’ultimo quasi fosse quella di Gesù Cristo.

“And the black rain come down

Water water everywhere

Where no bird can fly no fish can swim

Until The King is born!

In Tupelo!

Til The King is born in Tupelo!”

Le prime note di “Jubilee Street” tratta da “Push the Sky Away” non sono affatto una sorpresa, specialmente quando leggi tutte le setlist prima del concerto. Il violino in questa canzone è semplicemente la ciliegina sulla torta.

Devo ammettere che il viso di Nick Cave è molto espressivo, si percepisce ogni emozione, ogni crepa, ogni tormentata sfumatura.

Tra una canzone e l’altra, Cave scherza e chiacchiera con il pubblico che partecipa attivamente creando qualcosa di realmente magico ed estremamente intenso.

La delicatezza di “The Ship Song” ci accompagna a un’altra delle mie canzoni preferite del cantautore australiano: “Into My Arms”.

Una canzone d’amore meravigliosa, con teneri accordi di pianoforte che accompagnano un testo incantevole, una poesia. Solo per darvi un’idea: “And I don’t believe in the existence of angels but looking at you I wonder if that’s true but if I did I would summon them together and ask them to watch over you”. Che dire, applausi.

“Girl in Amber” e “I Need You” riportano in auge l’album “Skeleton Tree”.

Questo album è stato molto importante per Nick Cave, perché è stato scritto prima della morte del figlio Arthur, ma le parole di queste canzoni assumono tutto un altro significato ora, purtroppo. Cave usa la musica per liberarsi dal dolore, è un mezzo catartico. Basti pensare che in “I Need You” il testo recita “Nothing really matters, nothing really matters when the one you love is gone. You’re still in me, baby. I need you. In my heart, I need you”.

Un piccolo regalo, mettete le cuffie: https://www.youtube.com/watch?v=BAMZYpZi_M4

Potete solo immaginare l’emozione di Nick Cave nel cantare questa canzone e la nostra nel sentire realmente il dolore di quella perdita. Un macigno sul cuore.

Ho un groppo in gola, giuro. E’ tutto talmente intenso che mi chiedo come faccia a cantare tutte le sere queste canzoni. La sua voce è lacerante, come un coltello che trapassa la carne, lentamente e sempre più profondamente.

Meno male che il ritmo di “Red Right Hand” ci allontana da questo profondo buco nero regalandoci assoli incredibili di Warren Ellis e di tutta la band.

“The Mercy Seat” tratto da “Tender Prey” ha un ritmo completamente diverso rispetto agli ultimi lavori di Nick Cave, infatti essendo fra i primi album dell’artista (1988) è molto più ritmato e meno cupo, nonostante sia decisamente gotico.

Mano nella mano con Nick Cave, sprofondiamo nuovamente nell’abisso di “Distant Sky”, tratto sempre dall’album “Skeleton Tree”. Improvvisamente sullo schermo centrale appare una donna che canta una strofa della canzone. Scopro essere il soprano danese “Els Torp” che con la sua voce angelica, rende questa melodia ancora più “mistica”. Questa meraviglia sonora si conclude con un assolo straordinario di Warren Ellis. Il Forum esplode in un applauso immenso, come la bravura di questi musicisti.

A proposito di “Skeleton Tree” canzone che dà il nome all’omonimo album, vi consiglio di vedere il docu-film “One More Time with Feeling” del regista Andrew Dominik girato per documentare la realizzazione del disco “Skeleton Tree”, ma che inevitabilmente ha dentro di sé tutto il dolore che quella tragedia ha portato nell’animo di Nick Cave, rendendolo forse più umano e meno divino anche ai nostri occhi. Un film che vi lascerà sicuramente qualcosa dentro di voi.

Qui potete vedere il trailer: https://www.youtube.com/watch?v=2G0Qj6DBm6o

La band saluta tutto il pubblico ed esce.

Si come no, ve ne andate senza suonare “The Weeping Song”? GRASSE RISATE, GRASSISSIME RISATE. Avanti, tornate fuori immediatamente.

La folla li acclama così tanto che Nick Cave e i suoi The Bad Seeds escono salutando nuovamente e ringraziando per l’affetto e il calore dei fan.

Ecco le prime inconfondibili note di “The Weeping Song”, uno sfogo, una canzone che libera:“This is a weeping song, a song in which to weep while all the men and women sleep.This is a weeping song but I won’t be weeping long”.

Qualcuno urla addirittura “We fuckin love you” ed incredibilmente l’uomo cupo e impenetrabile, sorride. Si avete capito bene, sorride. Un sorriso spontaneo e sincero. Adorabile.

Nick Cave gioca con il pubblico e ci fa battere le mani a tempo. Succede di tutto, si scambia addirittura un calzino con un fan della prima fila. Secondo me sotto quella patina di serietà, c’è un uomo veramente simpatico.

Nel frattempo si sposta in mezzo alla folla, canta da metà platea e regala a una donna la sua collanina d’oro, un po’ come per dirci “vi sto dando tutto quello che ho dentro”. Questo Nick è il regalo più bello che tu possa farci questa sera.

Continua con “Stagger Lee” è tratta dall’album “Murder Ballads” basato appunto su ballate in cui vengono raccontati dei crimini spesso passionali, come questa che racconta la storia dell’omicida Lee Sheldon.

Il saluto di Nick Cave e dei Bad Seeds è un invito a non smettere di combattere con “Push the Sky Away”. “You’ve got to just keep on pushing, keep on pushing, push the sky away. And some people say it’s just rock’n’roll. Oh, but it gets you right down to your soul”.

Il frontman fa salire alcuni fan sul palco e ringrazia tutti emozionato, abbracciando uno dei ragazzi presenti accanto a lui. “Grazie, grazie Milano, goodbye and good night”. Sinceramente dalla voce non so se sia più emozionato lui o i fan presenti sul palco da cui si sta facendo abbracciare senza la minima esitazione.

La classica playlist interrompe il mio viaggio ultraterreno e mi riporta con i piedi per terra.

Sto ferma qualche minuto nella stessa posizione e ripenso al concerto che ho appena visto.

Ogni volta mi sorprende cosa riesca a creare la musica, dopo tutti questi anni di concerti ancora non me ne capacito, ma forse è proprio questo il bello.

Nick Cave questa sera ci ha regalato un pezzetto di sé stesso, ferite e cicatrici incluse, ma l’hai detto tu stesso Nick: “For the tree of life is growing, where the spirit never dies and the bright light of salvation up in dark and empty skies, when the cities are on fire with the burning flesh of men, just remember that death is not the end” e grazie alla tua musica i nostri cuori questa sera l’hanno capito perfettamente.

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