EXTREME – LIVE MUSIC CLUB (TREZZO) – 18/07/2017


Vado o non vado?

Ogni settimana sempre la stessa domanda, dannazione. Mi sono posta più volte io questo quesito che Amleto il suo “to be or not to be”. Caro Amleto, il vero dilemma esistenziale è: “compro un altro biglietto oppure no?”.

Questo mese, anzi in questi mesi, ho speso davvero moltissimo per i concerti, dovrei darmi una regolata, ma questa sera suoneranno gli Extreme al Live di Trezzo e la mia mascella inizia a irrigidirsi all’idea di perderli.

La prima volta che vidi gli Extreme erano in apertura agli Aerosmith, precisamente a Rho nel 2015 e ricordo un concerto davvero ottimo, sia vocalmente sia per quanto riguarda i suoni e i volumi degli strumenti.

Chi di voi non conosce gli Extreme alzi la mano! Ecco, allora per coloro che l’hanno alzata vi racconto giusto due o tre cenni storici per comprendere meglio il concerto che sto meditando di andare a vedere.

Partiamo dal presupposto, secondo me, che gli Extreme sono sempre stati decisamente sottovalutati rispetto ai loro lavori, tra cui vi ricordo il loro miglior album: Pornograffiti. Su forza, mettete le cuffie e ascoltatelo mentre leggete, aiuterà.

Dalla metà degli anni ‘80 per circa una decina d’anni la band ha avuto un gran successo con sonorità funk metal dalle striature glam e un tocco di rock classico. Basti pensare che uno dei gruppi che ha influenzato maggiormente Gary, Nuno & Co. sono stati i Queen, non a caso spesso vengono inserite in setlist alcune delle loro canzoni.

Nel 1996 Nuno lasciò la band per seguire la strada solista mentre Gary entrò a far parte di un “gruppetto” chiamato Van Halen. Dieci anni dopo Gary e Nuno fecero una breve prova di convivenza che li portò a riformare la line up originale degli Extreme dall’anno successivo fino a questa sera.

Pensandoci bene, per Nuno & Co. penso di voler spendere questi soldi, soprattutto avendoli visti ormai due anni fa.

Va bene, ci sto, andiamo.

Per l’occasione ho trovato uno chauffeur d’eccezione, il mio amico M. che mi ha fatto il grande favore di venirmi a prendere a casa e di trascorrere con me questa serata. Sono abbastanza positiva perché solitamente i suoni al Live di Trezzo sono buoni, incrociamo le dita.

Appena arriviamo al locale, oltre a registrare internamente un caldo record, notiamo tantissima gente. Bravi i miei rocker sempre presenti, non c’è niente di meglio di un concerto per passare una bella serata. Giusto il tempo di salutare i miei amici al merch e qualche birra che alle 21.30 precise le luci si spengono lasciando spazio a urla, fischi e applausi. Ci siamo!

Eccoli finalmente, Gary, Nuno (accolto da un’ovazione generale) e tutti gli altri entrano salutando con i loro visi sorridenti ed attaccano subito con It (‘s a Monster).

Il Live è strapieno, non riesco nemmeno ad infilarmi a lato del palco, la folla è troppo fitta, così decido di posizionarmi in un microbico spazio vitale al lato sinistro del palco. Dio mio che caldo però qui dentro, cercherò di non pensarci.

Per quanto mi riguarda, i suoni questa sera non sono buoni, azzarderei ottimi o probabilmente è solo il sound pazzesco degli Extreme a rendere il suono così grandioso.

Continuano con “Li’l Jack Horny”, “Rest in Peace” e una delle mie preferite: “Get the Funk Out”. Gray si muove sul palco da vero frontman e interagisce molto con il pubblico, un po’ meno con Nuno, anzi direi zero. In ogni caso fino ad ora devo dire che il loro show è costruito proprio bene. Queste sonorità molto funk – sì lo so che la canzone si chiama Get The Funk Out e quindi è abbastanza ovvio che si senta del funk, ma la batteria funk la sentirete anche in altre canzoni – aiutano a creare un bel groove che scalda ulteriormente gli animi di tutti noi.

Nuno Bettencourt ci sta regalando una serie di assoli davvero fighi, sembra indemoniato. A tal proposito, vi regalo una chicca, ossia un commento di Brian May sull’assolo di “Get the Funk Out” di Nuno Bettencourt che vi suggerisco di guardare: https://www.youtube.com/watch?v=fqkKFhFMaIw

Gli Extreme proseguono con “Slide”, “Kid Ego” ed infine con il potente sound di “Play with Me” in cui Gary ci spinge a cantare con lui i soliti “ehh ohh”. La batteria è davvero incazzatissima, non come Joey Jordison degli Slipknot in “Psychosocial”, però abbastanza da scaldarci per il mood energico e incalzante della canzone.

Nuno è davvero in ottima forma, non a caso è idolatrato da moltissime donne come uno dei chitarristi più sexy del mondo e direi che il ragazzo riesce a sprigionare ancora prepotentemente il suo fascino latino.

Terminata “Play with me” escono tutti. Nuno rientra, si accomoda su una sedia posta in mezzo al palco e dice “Dove sono finiti tutti? Facciamo che ci sciogliamo di nuovo e passiamo altri 20 anni separati? inizia così sapete”, l’ironia è una qualità stupenda, bravo Nuno! Continua con “could you take me a beer?” così gli viene recapitata sul palco una bottiglia e ridendo, commenta “I don’t want a fuckin mexican one! Did I come to Italy to drink a mexican one?” facendomi scoppiare in una fragorosa risata mentre qui tutti urlano “Nuno, Nuno”, ma secondo me, invece, tutte le ragazze presenti vorrebbero urlare “nudo, nudo”.

Così, tra una battuta e l’altra, il caro Nuno inizia una versione strumentale con la chitarra acustica di “Midnight Express” e l’unico commento che mi esce spontaneamente ad occhi sgranati è: sti cazzi che bravo. Non mi credete? Cliccate QUI.

Applausi, ho solo applausi. Anzi no, ho anche un caldo allucinante per cui sgattaiolo fuori dalla massa di gente e cerco rifugio, inutilmente, nella zona del merch che, però, è piena esattamente come quella davanti al palco. Aiuto! Ci rinuncio, trovo un angolino in fondo e li vedo da qui, mi sono stufata di girare per tutto il Live.

La quantità di applausi raddoppia quando, a fine canzone, le sedie in mezzo al palco diventano due ed entra Gary. Ho già capito quale sarà la prossima canzone. Forza, tirate fuori i cellulari. Nuno commenta “vorrei saper parlare l’italiano, è così sexy, è la lingua migliore del mondo”, scusa Nuno, intendi l’italiano o tu? No, perché anche tu questa sera non scherzi affatto eh.

Il chitarrista continua a chiacchierare e dice “questa è una nuova canzone, spero vi piaccia” scatenando ovviamente una serie di urla e applausi a non finire. Abbiamo tutti già capito, procedi pure Nuno.  Invece no, i primi accordi che suona sono quelli di “Stairway to Heaven”, un’attesa snervante in cui Nuno scherza sul fatto di non averla scritta lui, ma a tradimento inizia con “More than Words” la cui prima strofa è cantata totalmente e solamente dal pubblico, che meraviglia!

Il set è il medesimo del video di “More Than Words” con Gary e Nuno seduti uno accanto all’altro, le uniche due differenze sono i capelli più corti di Gary e i colori, visto che il video è in bianco e nero.

Chitarre elettriche e rock’n’roll ritornano arrogantemente con “Cupid’s Dead”, brano in cui Nuno continua a dare il meglio di sé, regalandoci subito dopo un’intro di “Am I Ever Gonna Change” da brividi. Con “Take Us Alive” gli Extreme trasudano tutto il loro groove più southern dal ritmo tipicamente country con qualche accenno blues, davvero divertente come melodia. Potete immaginare il gioco della chitarra di Nuno su questa canzone, merita solo applausi.

Gary e la band continuano inarrestabili con una versione bella energica di “Hole Hearted” che si trasforma ben presto in “Crazy little thing called love” dei Queen come outro, ossia come finale.

A questo punto Nuno ci incanta iniziando a suonare indiavolato “Flight of the Wounded Bumblebee” con un mega assolo di ben un minuto e mezzo che introduce “Decadence Dance”, canzone con cui salutano il pubblico prima dell’encore.

Pochi minuti dopo, chiamati a gran voce dai presenti, rientrano sul palco suonando “Warheads” che infiamma nuovamente il Live di Trezzo, ma non finisce qui. Eh no miei cari, perché un famoso accordo suonato da Nuno dà il via a Gary per iniziare “We Are the Champions” dei Queen: #ciaoproprio.

Beh, con una canzone così cosa vuoi fare se non cantarla a squarciagola? Devo ammettere che stiamo facendo tutti un’ottima performance canora, un po’ meno Gary invece e non capisco perché. Ve lo giuro, non è presunzione, anzi so che la canzone in sé è particolarmente difficile vocalmente, però la versione che sto ascoltando mi sembra che non renda giustizia né a Gary né ai Queen ed è strano perché Gary non ha mai avuto alcuna difficoltà a cantare i Queen.

Probabilmente mi sto sbagliando ed è un parere personale, ma qualcosa non mi convince nella versione di questa sera, specialmente dopo un concerto splendido come quello a cui ho appena assistito.

Salutano il pubblico con tutta l’energia che è rimasta loro in corpo, lanciando plettri a destra e sinistra, ma da qui non riesco a vedere setlist.

Inizio a perlustrare la zona e mi spingo pian piano verso il mixer. Con la mia solita nonchalance, mi appiccico alle transenne e cerco l’attenzione del tecnico, che ovviamente mi ignora. Mi sposto di fronte a lui e inizio a sbracciarmi come se stessi chiedendo aiuto, nulla, non alza nemmeno la testa eppure il concerto è finito.

Mi sto per allontanare quando l’uomo alza rapidamente lo sguardo, che io incrocio all’istante come se fossi un’incantatrice di serpenti. Non potendo ignorarmi ulteriormente, gli chiedo in inglese se PER CASO gli è rimasta una setlist del concerto. Lui si guarda in giro, la cerca, sta per dirmi di no, ma all’improvviso gli cade l’occhio su un foglio sotto la sua agenda – Dio grazie! – e mi passa questo bellissimo pezzetto di carta! EVVAAAAIII!!!

Mama’s got a new one!

Ok M. ora possiamo tornare a casa, abbiamo tutto quello che ci serve!

Gran concerto, bravi ragazzi! Meno male che ho ceduto alla mia passione, altrimenti vi rendete conto che concerto mi sarei persa? Una scelta non saggia spesso può risultare la migliore di tutte.

That’s all folks!

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