GLEN HANSARD – FIRENZE ROCKS – 24/07/2017


“Ma chi ha voglia di alzarsi da questo letto” mi ripeto con un solo occhio aperto e il segno del cuscino sulla guancia, rigirandomi nel mio lettone fino ad arrotolarmi completamente nel lenzuolo. Potrei usarla come scusa per non alzarmi “Non posso, sono bloccata!”.

La camminata di ieri sera dall’Ippodromo del Visarno fino al Lungarno Colombo deve avermi fisicamente distrutto, soprattutto le gambe e i piedi. Non riesco quasi a camminare. Probabilmente anche perché ero l’unica a camminare con dei camperos di pelle neri a giugno.

Riesco a trovare la forza di alzarmi da questo morbido materasso solo per due motivi:

1) la fame atroce

2) questa sera suona Eddie Vedder

Ammetto che il secondo motivo incide più del primo, però il primo sta recuperando in fretta perché ieri sera non ho mangiato nulla e sto iniziando ad avere visioni di brioches calde e cappuccini giganti. Meno male che le mie visioni riescono a trasformarsi in realtà in meno di un’ora.

Passeggiando per le vie del centro di Firenze, nonostante i 40 gradi e un tasso di umidità paragonabile ad una calda giornata di Bangkok, mi rendo conto che il mio Paese è davvero magnifico, Firenze è un vero gioiello di arte e storia. Un po’ come tutta la Toscana o come altre regioni altrettanto stupende. Dai diciamolo, quasi tutta l’Italia è un gioiello a livello paesaggistico.

Cammina, cammina, cammina e, oh cazzo, sono già le 16.00. Devo aver schiacciato il tasto “Fast Forward” della mia vita perché cinque minuti fa erano solo le 10.30.

Dopo due ore trascorse al fresco dell’aria condizionata, aprendo la porta del portone di casa io e Ricky ci guardiamo e arriviamo alla stessa identica conclusione: prendiamo il taxi.

Fortunatamente ci viene inviato il secondo igloo mobile di questo weekend, un vero freezer. Ricky si siede davanti con il taxista, un ragazzo fiorentino simpaticissimo dalla verve innatamente comica tipica dei toscani. Mentre i due scherzano e ridono, io cerco di ripararmi dal freddo in ogni modo possibile. Penso addirittura di nascondermi nello spazio tra il sedile davanti e quello dietro, ma non mi sembra il caso di farmi riconoscere immediatamente. Ormai con le labbra blu, tiro un sospiro di sollievo non appena riconosco la via dell’Ippodromo. Potete immaginare il mio shock corporeo e mentale nel passare in pochi istanti dal freezer al forno. Voi direte: l’hai chiamato tu il taxi, cavoli tuoi. Avete ragione, non sono mai contenta.

Lentamente io e Ricky ci avviciniamo all’ingresso riservato ai PIT. Non avrei mai visto il concerto di Eddie Vedder dal fondo. Impossibile.

Tornando a noi, mentre parlavamo di Eddie Vedder, ho superato tutti gli accurati controlli di sicurezza senza coda e sono già dentro l’Ippodromo.

Oggi in apertura a Eddie Vedder avrebbero dovuto esibirsi prima Glen Hansard e poi i Cranberries, ma purtroppo Dolores O’Riordan non è stata bene e hanno dovuto cancellare tutte le date del tour estivo.

Prima di entrare nel pit, Ricky ed io ci fermiamo a bere una birra fresca per preparaci psicologicamente a varcare la soglia dell’arena dei leoni.

Una volta dentro prendiamo posizione e in men che non si dica sgusciamo in seconda fila di fianco a un gruppo di ragazzi di Roma semplicemente eccezionali. Ve lo giuro, non ho mai riso così tanto a delle battute.

Noto che, esattamente come ieri e come agli I-Days, c’è sempre lo stesso cameraman di fronte al palco. Ormai è in tutte le mie foto e in tutti i miei video. Per carità, è anche un bellissimo ragazzo quindi non stona affatto nelle mie foto, però, senza offesa per lui, sarebbe meglio avere una visuale libera da ostacoli.

I minuti passano, il sole lentamente sta calando sull’Ippodromo del Visarno e i roadies stanno già sistemando il palco per Glen.

Molti di voi staranno pensando: chi diamine è Glen Hansard?

Glen è un artista irlandese, frontman dei The Frames e degli Swell Seasons, divenuto ancora più famoso grazie alla collaborazione con Markéta Irglovà che l’ha portato a vincere un Oscar nel 2008 come Miglior Canzone Originale del film Once.

In realtà Eddie e Glen sono diventati grandi amici dopo una tragedia capitata a quest’ultimo durante un concerto, in cui un uomo si è lanciato dal palco atterrando quasi davanti a Glen. Luca Villa, che ritengo uno dei massimi esperti dei Pearl Jam ed Eddie Vedder in Italia, racconta in questo articolo tutta la storia, vi consiglio di leggerla perché così vi saranno chiare molte cose prima del concerto di questa sera: http://barracudastyle.com/it/eddie-vedder-glen-hansard-blood-brothers/

Glen inizia con un mix di canzoni degli Swell Season e dei The Frames, tra cui “When Your Mind’s Made Up”“Revelate” e “Say It to Me Now”. E’ visibilmente emozionato, saltella e gira su sé stesso con la chitarra, proprio come una trottola, mentre intona canzoni come “Winning Streak” o “Smile” e “Astral Weeks” di Van Morrison. Proprio su quest’ultima Glen ringrazia gli organizzatori, le etichette italiane che lo hanno sostenuto.

Il suo tono in “Bird of Sorrow” è delicato e sofferente allo stesso tempo. Glen questa sera è pieno di energia, sta consumando le corde della sua chitarra con una forza incredibile, ma apparentemente sembra in difficoltà di fronte a un pubblico così numeroso. Scherzando ci racconta che fino a ieri non era al corrente del fatto che l’ippodromo del Visarno potesse contenere fino a 50.000 persone quindi il giorno prima ha chiamato i componenti della sua band, li ha piazzati su un aereo e li ha fatti correre a Firenze per dargli una mano. Non è tenerissimo?

Inizia “Lowly Deserter” seguita dal sound incalzante e dal tocco blues di “Way Back in the Way Back” il cui ritornello è cantato sempre da tutti noi. Il finale è un insieme malinconico di emozioni e speranza, proprio come le note di “Her Mercy” che stanno preparando i nostri cuori ad accogliere quella che sarà una serata indimenticabile, già me lo sento.

Saluta, ringrazia e sorride. Noto che non ha inserito nella setlist “Falling slowly” quindi, considerando che è il suo singolo più conosciuto, deduco ci aspetti una bella sorpresa più tardi. Spero di non sbagliarmi.

La serata è decisamente molto più introspettiva rispetto a ieri sera, gli Aerosmith non aiutano molto a parlare con sé stessi per quanto eccellenti siano, al contrario di Glen Hansard, per noi parlare di Eddie.

Grazie alle canzoni di Glen sono pronta mentalmente e fisicamente ad ascoltare Eddie, anzi non vedo l’ora, ma tra poco ci saranno i fuochi d’artificio tradizionali di San Giovanni e qualcuno tra i presenti afferma con certezza che Eddie inizierà solo dopo la loro fine. Uff, almeno si vedessero anche da qui.

Una lunga attesa, anzi lunghissima.

Nel frattempo, non potendo e non volendo muovermi dalla seconda fila del pit, mi concentro sul cambio palco. Sapete, alcuni dettagli sono molto importanti, perché solitamente in questo tipo di concerti, meno oggetti, video, “cose” ci sono sul palco, più emozioni porterai nel cuore.

Glen Hansard si è presentato su un palco praticamente vuoto, nessuna luce, nessun video se non quello della regia per mostrare il concerto al pubblico più indietro e nonostante ciò è riuscito a regalarci tutta la sua energia e delicatezza, mantenendo i nostri occhi e le nostre orecchie incollate alla sua chitarra acustica.

Continua a leggere il racconto del concerto di Eddie Vedder QUI

 

 

 

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