DANKO JONES – LIVE MUSIC CLUB (TREZZO) – 08/09/2017


L’ultimo album “Wild Cat” è uscito quest’anno e mi è piaciuto subito dopo il primo ascolto, quindi col cavolo che mi perdo i Danko Jones questa sera al Live Music Club di Trezzo sull’Adda, a pochi km da Milano.

Per l’occasione avrò un cavaliere d’eccezione, il mio amico Joe che è un fido compagno di concerti oltre ad essere un vero esperto per quanto riguarda tutto il genere metal, dall’heavy più classico al death metal.

Ho visto e soprattutto ascoltato molti video della band su YouTube e devo ammettere che l’idea di assaporarmeli ben bene di fronte a me su un palco mi piace “assai”.

Per coloro che non conoscessero i Danko Jones, vi do come sempre due informazioni di servizio.

La band è di origine canadese e si è formata nel 1996 che, facendo un rapido calcolo, equivale a ben 21 anni di onorata carriera nel mondo del rock. E proprio di rock si parla perché il trio formato dal frontman e chitarrista Danko Jones accompagnato dal bassista John Calabrese (meglio conosciuto come JC) e da Richie Knox (batteria) fonde l’hard rock più puro con alcuni cenni garage dalle sfumature blues, aggiungendo qualche accento di batteria punk in alcune canzoni. Sembra un casino, ma fidatevi, sono davvero bravi.

Album da ascoltare, oltre al nuovo lavoro che reputo davvero figo, sicuramente: “Sleep is the Enemy” del 2006 in cui potete ascoltare brani ottimi e come si dice in gergo “con un bel tiro” come “First Date” o “Baby hates me” o “Sticky situation”.

Torniamo a noi.

Sono appena entrata al Live Music Club di Trezzo e ad accogliermi c’è il sound incalzante di una band nostrana: gli Small Jackets.

2 chitarre + 1 bassista cantante +1 batterista bello potente = un’ottima opening band.

 

La band ha una grande grinta sul palco e il cantante fisicamente mi ricorda moltissimo Jarel Johnston dei Cadillac Three, anche perché il ragazzo ha una vocalità molto blues, proprio come le melodie delle loro canzoni.

Appuntati in testa, me li ascolterò prossimamente e “vi faremo sapere”.

Il Live di Trezzo lentamente si riempie, ma questa sera non siamo al completo, anzi, intorno a me avrò al massimo 400 persone. Perché ancora non li conoscete, vedete?

Dopo una lunga pausa di cambio palco, tutto sembra essere pronto per iniziare. Joe ed io ci siamo posizionati in seconda fila al lato destro del palco e da qui vedo benissimo. Sì, qualcuno di voi l’avrà pensato, è vero ho i tacchi, ma avrei avuto comunque la visuale aperta anche in All Stars!

La folla inizia a chiamare a gran voce “Danko, Danko” e in particolare noto il gruppetto al centro del pubblico che, secondo me, ci regalerà forti emozioni visto l’elevato tasso alcolico presente al momento nei loro corpi.

Le luci si spengono e, accompagnati da una pioggia di urla e applausi, ecco salire sul palco Richie, JC ed infine Danko, scatenando un’ovazione generale.

La band marca subito il territorio e infiamma il palco in puro stile hard rock grazie al ritmo sfrenato di “I Gotta Rock” tratta dall’ultimo album “Wild Cat” che rappresenta un inizio perfetto per questo concerto.

Siamo già tutti caricati a molla e siamo solo alla prima canzone. Bene. Molto bene.

Fin dalla prima canzone Danko interagisce con il pubblico, incitandoci ad applaudire e a cantare, aiutato anche dall’energia (e dal sudore) di JC.

Ripartono subito con “Sugar Chocolate” introdotta da Danko con un discorso di almeno cinque minuti in cui scherza sul testo della canzone, paragonandosi al cioccolato e riprendendo il ritornello “You can call it cocoa, you can call it white chocolate but baby I just call it delicious” che anticipa l’inizio della canzone.

Continuano con “The Twisting Knife” per arrivare a uno dei loro singoli più famosi “First Date” che ovviamente scatena il delirio generale, soprattutto dei miei vicini, il famoso gruppetto di esaltati che improvvisamente iniziano a pogare. Con i Danko Jones? Bah.

Come si fa a non ballare con questa canzone? Ti trascina, i fianchi si muovono da soli. Non ci credete? Ok, ascoltatela ORA (volumi al massimo, please): https://www.youtube.com/watch?v=w2yfgfXSVbI

Le pause fra una canzone e l’altra sono sempre un’occasione ghiotta per Danko per offrire battute, interagire con il pubblico e regalarci tante risate. Bravo, non pensavo fosse così simpatico. La voce di Danko ricorda molto i cantanti puramente metal, taglienti e profondi eppure riesce a graffiarla in puro stile hard rock, ottimo lavoro.

Con “You are my woman” mi accendo ancora di più, una canzone dell’ultimo album che mi piace molto e che, nonostante abbia un testo da ballad, ha un sound puramente rock’n’roll che la rende affascinante.

“Play the blues” e “She likes it” sono la giusta carica per prepararci ad un altro “singolone” dei Danko Jones, ossia “Forget My Name” che regala a noi fans tre minuti di perdita di controllo totale.

I suoni al Live sono quasi sempre ottimi, però da qui li sento un po’ ovattati, probabilmente non mi sono messa nella posizione migliore, anche se in fatto di volumi siamo perfetti, mi stanno decisamente spettinando nonostante io stia indossando un cappello nero di paglia. Vezzi femminili suvvia.

Tra una chiacchiera e l’altra di Danko, passano nell’ordine “Invisible” e “Legs” seguite da “Full of regret”. La band è carichissima e non perde occasione per renderci parte di ogni canzone, fra applausi e “eehh ohh”.

Terminata l’ultima canzone, Danko si accorge che tra le prime file è presente un giovane papà con un un bambino seduto sulle sue spalle con indosso delle cuffie blu e che non avrà più di sette anni.

Improvvisamente il frontman chiede alla band di fermarsi e, rivolgendosi al papà in platea, dice “c’è un bambino lì vero? Scusa, non ti avevo visto, ti prometto che non vedrai più tutto questo sudore” che ovviamente ci fa scoppiare tutti in una fragorosa risata e continua “tu sei un papà intelligente, vedi? Mio padre non mi ha mai portato a un concerto rock e guarda come sono diventato, tuo figlio invece probabilmente diventerà uno scienziato o un chirurgo cardiovascolare”. Applausi, il Live esplode in un meraviglioso applauso per Danko, ma soprattutto per questo papà “rock” degno di stima, bravo!

Quale modo migliore per iniziare “My little rock’n’roll”, la mia canzone preferita dell’ultimo album.

Che sound, mio Dio che sound! Dovete ascoltarla, forza mettetevi le prime cuffie che trovate in giro, rubatele a quello di fianco, non mi interessa, basta che ascoltiate questo brano ora: https://www.youtube.com/watch?v=hVuI5ShJI4E

Vi garantisco che avrete seri problemi a restare fermi sulla sedia.

Che fatica, ho cantato e saltato tutto il tempo di questa canzone, il rock’n’roll è un duro lavoro cari miei, altro che palestra!

L’atmosfera si infuoca ulteriormente ai primi accordi di “Had Enough”, seguita da “Going out Tonight” e dalla canzone che dà il titolo all’album “Wild Cat”, presentata come sempre con battute e risate.

“Cadillac” mi fa letteralmente impazzire, che brano! Non smetto di ballare nemmeno un secondo, non ci riesco, ha una melodia che ti entra in testa.

Il ritmo pestato della serata lo manteniamo invariato anche con “Lovercall”, “Gonna be a fight tonight”, ma soprattutto con “Do you wanna rock” che, come immaginerete, fa impazzire totalmente il gruppetto accanto a me che si lancia in urla e spintoni, nemmeno fossimo al centro del mosh pit di un concerto metalcore.

Il trio canadese conclude la serata con “I think bad thoughts” e “Mountain” che rappresentano il finale perfetto per un concerto ottimo, adrenalinico e che non mi ha fatto restare ferma per più di un quarto di secondo.

Grande assente della serata è sicuramente “Baby hates me”, ma restano una vera garanzia dal vivo.

Salutano, ringraziano e JC lancia i plettri ai ragazzi di fronte a me che, una volta raccolti i piccoli gioielli triangolari da terra (non siate maliziosi, forza), si spostano lasciando alla sottoscritta un varco verso il palco, una luce da seguire come fosse l’ultima luce in fondo al tunnel per salvare la mia scaletta.

Pochi minuti dopo la fine del concerto sale sul palco il primo roadie che viene immediatamente disturbato dalla mia costante e petulante richiesta di attenzione. Sconsolato, il nostro coraggioso uomo si gira verso di me e, come se stessimo giocando al gioco dei mimi, finalmente comprende la mia richiesta. Passo dopo passo, ciondolando lentamente, il nostro eroe mi consegna il mio piccolo tesoro in A4. Felicità, ogni volta che mi consegnano in mano una setlist mi immagino da fuori e penso a quanto io debba sembrare imbecille a gioire così per un pezzo di carta, ma chi soffre di questa passione o di qualunque altra passione, sa perfettamente come ci si sente quindi grazie per la vostra comprensione amici.

Un’altra setlist per la Setlist Girl and She Likes It!

You may also like