AC/DC – FORUM ASSAGO – 21/03/2009


Questa sera scarterò il regalo per il mio 22esimo compleanno.

No non sono pazza, non del tutto almeno. Vi spiego.

I miei più cari amici mi hanno regalato il biglietto del concerto SOLD OUT degli AC/DC al Forum di Assago proprio in occasione del mio compleanno. Mai regalo fu più apprezzato, è dal 27 gennaio che conto i giorni per vedere per la prima volta dal vivo uno dei miei gruppi preferiti e finalmente questa sera potrò godermi il mio regalo, anzi i miei cinque regali.

Ricordo ancora la preoccupazione del mio amico F. “Marty mi dispiace ma siamo riusciti a trovarne solo uno, va bene lo stesso?” “Va bene lo stesso?? Stai scherzando!? E’ il regalo più bello che poteste farmi e per di più me lo godrò da sola, in totale pace e tranquillità” per quanto possa essere tranquillo un concerto degli AC/DC. Sarebbe stato ufficialmente il mio primo concerto da sola.

Potrebbe essere un sabato come un altro, ma non lo è. Almeno per me.

Mi sveglio alle 09.00 – stranissimo essendo un bradipo pigro – già in fibrillazione e per non rompere ulteriormente in famiglia decido di andare a fare colazione al bar, abitudine che mantengo da quando ho iniziato a lavorare.  Oggi sorrido a tutti, entro e chiedo il mio cappuccino senza cacao e una brioche vuota, proprio come ogni sabato. Guardo la barista e sento una grandissima voglia dentro di me di urlare in mezzo al locale “IO STASERA VADO A SENTIRE GLI AC/DC AVETE CAPITO?? GLI AC/DC! SONO FELICEEE”. Il mio impeto di gioia si blocca clamorosamente non appena la tizia decide di inciampare davanti a me rovesciandomi tutto il cappuccino addosso. Resto immobile con una gigantesca macchia di latte e caffè che si propaga su tutto il mio caldo piumino blu. Ho ancora un’irrefrenabile voglia di urlare in mezzo al locale ma le parole sarebbero differenti e molto, molto più scurrili.

Respiro, penso al concerto e cerco di calmarmi. La poverina, profondamente mortificata, non sa più come chiedermi scusa ed io, con una benedizione quasi papale, la assolvo. Ringrazia il cielo che non indosso il chiodo o magliette a me care, non sarei stata così magnanima. Il piumino blu e la felpa verde con la giraffa a pois, invece, capiranno.

La ragazza mi serve un nuovo cappuccino – che mi sono preventivamente autoportata al tavolo – e mi offre gentilmente la colazione. Il mio umore torna istantaneamente sereno. Torno a casa e metto gli AC/DC a palla. Macchina fotografica in ricarica. Biglietto pronto. Squilla il telefono “Ciao Marty, sei già sveglia?” “No, parlo nel sonno”. I miei buongiorno non sono quasi mai simpatici. “Allora carica per stasera? Ho deciso che ti vengo a prendere io una volta finito il concerto, non mi va che torni da sola in metro” dice con tono preoccupato “Grazie Pa’, se proprio insisti. Finirà verso le 23.30 penso, ci vediamo alla rotonda davanti al Forum ok?” “Va bene, tieni il cellulare vicino che poi non lo senti”. Non lo senti!? Dovrò fare attenzione a non scaricarlo nei primi dieci minuti di concerto vista la quantità spropositata di foto che voglio fare.

Nel frattempo rientra mia madre e con tono preoccupato mi dice “Marty ma è proprio necessario andare stasera? Non mi va che tu stia da sola a un concerto, non è sicuro, pensaci bene”. Mia madre è la classica mamma iper apprensiva con uno spiccato senso di catastrofismo innato. “Mamma stai scherzando vero? Secondo te io mi salto il concerto degli AC/DC perché sono da sola? Poi sola, ci saranno almeno 10.000 persone al Forum! Piantala!”. L’espressione di mia madre al momento è un misto tra rassegnazione e disperazione ma ha già compreso che per me la questione si chiude qui.

Gli AC/DC hanno registrato sold out sia stasera che l’altro ieri, il 19, sempre al Forum e pare che lo show sia stato una vera bomba.

Sono già le cinque, inizio a prepararmi che altrimenti con la mia lentezza arrivo domani mattina. Trucco, capelli, jeans e tacchi. Eh sì, tacchi, avete capito bene. Ai concerti indosso sempre scarponcini con almeno 10 cm di tacco perché essendo alta non più di 160 cm, un vero soldo di cacio come dice mia mamma, l’unica cosa che riuscirei a scorgere ad altezza normale sarebbero le spalle di quelli davanti. No way.

10 minuti di attesa alla fermata Piola della M2!? Siete seri? Io davvero non capisco perché il sabato e la domenica gli orari siano diversi rispetto alla settimana. E’ vero che metà della gente non lavora nel weekend ma non è che sta segregata in casa! Finalmente la metropolitana arriva e non sembra nemmeno piena, ottimo. Entro e mi accaparro subito il sedile di fianco alla sbarra, così almeno posso appoggiarmi e non avere tutti addosso.

Le mie orecchie sono già in allenamento pre-concerto con Back in black – Dio mio che album – e il mio piede destro va a tempo con Phil Rudd. Solo pochi mesi fa (ottobre 2008) la band ha pubblicato “Black Ice”, quindicesimo – e ripeto quindicesimo – album in pieno stile hard rock. Una garanzia. Una droga. Certo, tutti gli album degli AC/DC registrati prima degli anni ’80 hanno diritto ad entrare nella storia come Appetite for Destruction dei Guns o Innuendo dei Queen o il Black Album dei Metallica. Canzoni come “You shook me all night long”, “TNT”, “Let there be rock”, “For those about to rock”, “It’s a long way to the top” hanno sicuramente rivoluzionato il mondo dell’hard rock a livello globale.

Arrivata. Fermata Assago Forum. Scendo e cammino verso gli ingressi. Meno male che mi hanno regalato il parterre, odio vedere i concerti dagli anelli, non riesco a godermeli.

Una marea di gente, meno male che la coda è scorrevole e dopo poco entro finalmente al caldo. Inizio ad aggirarmi curiosa tra i visi sorridenti dei presenti e noto che siamo tutti ugualmente elettrizzati, si percepisce una frizzante attesa di vederli finalmente sul palco.

Passo dopo passo mi avvicino al lato destro del palco, circa a 3 o 4 metri dalla transenna di sicurezza. Calano le luci e spuntano sul palco questi quattro tizi dallo stile un po’ 70s, esattamente come la loro musica. Grazie ai numerosi commenti tecnici dei miei vicini di posto scopro che questi ragazzi sono inglesi e si chiamo The Answer.

Purtroppo a livello di suoni non partono benissimo, anzi, la voce del cantante è praticamente impercettibile. Alziamo questi dannati volumi o no!?

Fortunatamente dopo qualche canzone sembra tornare l’equilibrio acustico generale e devo ammettere che i ragazzi sanno decisamente tenere il palco. Le canzoni non sono affatto male e vocalmente il cantante è molto piacevole anche se il sound della band, già ad un primo ascolto, suona decisamente poco originale.

Nel frattempo riesco a intrufolarmi più avanti e non appena i the Answer finiscono – con ovazione generale – ho raggiunto la seconda fila, praticamente sono appoggiata alla transenna e davanti a me c’è una ragazza più bassa di me. Le gioie della vita. La mia visione del palco è a dir poco ottima. Tutta gasata attendo impaziente l’inizio del concerto.

Mi sento toccare la spalla, mi volto e un ragazzo altro più o meno 1.90 con due birre in mano. “Scusa, posso passare?”. Il mio sguardo arcigno descrive esattamente il mio primo pensiero: dove diavolo credi di andare tu? Il ragazzo, particolarmente empatico, mi sorride e aggiunge “ho portato la birra alla mia ragazza”. Cosa può un tappino di 160 davanti a due birre e cotanto amore? A malincuore lo lascio passare e ovviamente il mio naso è parallelo a metà della sua schiena. Visuale inesistente. Cerco di spostarmi ma ormai stanno per iniziare gli AC/DC e siamo tutti appiccicati come sardine.

“No! No! dannazione! Perché dovevo nascere così bassa! Pessimo lavoro mamma, pessimo!” Mentre mi sto autoinsultando e lamentando senza alcuna soluzione, succede il miracolo.

Il ragazzo di prima, quello alto alto con la ragazza e le due birre, si volta e scorgendo il mio faccino triste e rassegnato con gli occhioni da cerbiatto orfano dimenticato nel bosco gelato pronuncia le seguenti parole “Vieni pure davanti a me, tanto io ci vedo lo stesso mentre tu no”. Ora, ho due strade davanti a me: o gli mollo un cartone dritto in faccia per avermi confermato il mio status di bassa (o petite come dicono i più gentili) oppure lo guardo come si guarderebbe l’ultima bottiglia nascosta quando sei convinto di aver finito tutto l’alcol in casa e con tutta la gratitudine del mio cuore gli sorrido e passo avanti arrivando in prima fila.

Ovviamente ho scelto la prima. Scherzavo, sono molto più prevedibile.

Ancora incredula, lo ringrazio almeno quattro volte al limite della molestia e inizio a chiacchierare con la sua fidanzata. Scopro che si chiama Clara, che entrambi sono di Bergamo, è simpaticissima e soprattutto è alta, anzi bassa, quanto me.

3,2,1, luci spente e boato clamoroso. Si accendono i tre mega schermi e inizia un video ambientato su un treno in piena velocità il cui macchinista è la versione cartoon di Angus Young. Un’escalation di suoni, immagini sempre più veloci e sempre più maliziose, pura adrenalina che termina con l’esplosione – letteralmente – di fuochi pirotecnici e l’inizio di “Rock’n’Roll Train”, il nuovo singolo dell’album Black Ice.

La folla è impazzita ed io con loro. Ho la pelle d’oca, che video, che inizio, una botta di adrenalina pazzesca! Entrano tutti insieme Phil, Cliff, Malcom, Brian e Angus con la classica divisa da scolaretto. Che emozione!

Dopo il singolo si susseguono “Hell Ain’t A Bad Place To Be”, “Back In Black”, “Big Jack” e la mia adorata “Dirty Deeds”. Che sound. Sicuramente una delle mie preferite in assoluto, l’intro è – come direbbe il mio amico Raffa – come il sesso fatto bene.

Subito dopo partono “Shot Down in Flames” e “Thunderstruck” – cantata praticamente tutta dal pubblico – “Black Ice” e “The Jack”.

Sono già sudata, esausta e senza voce. I polpacci mi tirano come se avessi fatto 20 minuti di corsa. Devo dire che fino ad ora Brian Johnson – che vocalmente questa sera è ineccepibile – ha fatto un ottimo lavoro però nessuno, per me, potrà mai sostituire la voce di Bon Scott. A mio parere Brian è stato molto bravo in tutti questi anni a non voler sostituire un frontman unico, personalizzando le canzoni dei primi AC/DC con il suo timbro.

Sono tutti sul palco, fermi mentre il pubblico non smette un secondo di urlare. Pian piano viene calata un enorme campana con la scritta AC/DC quindi deduco che la prossima sia “Hell’s Bells”. Dal lato sinistro del palco sbuca Brian Johnson correndo e si aggrappa alla corda della campana come fosse una liana. Volteggia avanti e indietro mentre risuonano i primi rintocchi della canzone che esplode appena Brian rimette i piedi per terra.

Dopo qualche minuto suonano nell’ordine “Shoot To Thrill”, “War Machine”, “Anything Goes” e dopo una breve pausa “You Shook Me All Night Long” che segna l’apice di questo concerto megagalattico.

Tutti ormai afoni cerchiamo di sforzarci a cantare “T.N.T” e appena intravvediamo il pupazzo gonfiabile gigante di Rosie perdiamo definitivamente le corde vocali alle prime note di “Whole Lotta Rosie”. I piedi non smettono mai di muoversi. Angus stasera sta suonando divinamente – come in tutti i video che ho visto su YouTube – sembra indemoniato e solo ora mi rendo conto del perché è sempre raffigurato con le corna da diavolo. Sto solo aspettando altre due canzoni che sono le mie preferite insieme a Dirty Deeds: una è “Highway to Hell” e l’altra è Let the…cazzo eccola! La stavo aspettandooo, finalmente sento “Let there be rock” live!

Suoni pazzeschi, voce eccellente. Se solo penso al suono che sta uscendo dalla chitarra di Angus in questo momento mi viene la pelle d’oca. Un ritmo e un tocco indescrivibili. Per non farci mancare nulla, Angus decide di spararsi l’assolo finale su una pedana in mezzo al Forum che piano piano si erge sulla folla ad almeno 5 metri d’altezza. Angus si agita, si butta a terra indemoniato continuando a suonare la chitarra. LA rockstar per eccellenza. Lui può. Un assolo divino, indescrivibile, semplicemente perfetto. Tutta questa bravura mi commuove, sembra qualcosa di sovraumano.

Terminato questo assolo che avrei ascoltato ininterrottamente per altre 15 ore, scende dal trespolo e si ricongiunge con gli altri per “Highway to hell”, altro pezzo che accende ulteriormente l’inesauribile folla.

Sono provata ma felice. Che regalo che mi hanno fatto, un sogno. Mi risveglio dal mio autismo musicale e noto che anche Clara e il fidanzato sono estasiati. Nessuno ha parole per commentare quanto visto e udito. Per questo resteranno delle leggende proprio come altri gruppi che adoro.

Le prime note di “For Those about to rock (we salute you)” segnano la fine imminente di questa realtà che sa di sogno e tutto il Forum canta fino all’ultima parola, compreso il “BOOM” dei cannoni che chiudono un concerto memorabile.

Sono così frastornata che mi sono perfino dimenticata di prendere la setlist, ma si può? Sono andata via così, senza nemmeno controllare se fossero ancora sul palco ma sti cazzi sto camminando a due metri da terra e l’emozione che ho provato questa sera mi basta e avanza.

Un grazie di cuore va al fidanzato di Clara che con un semplice gesto di pura gentilezza – molto rara ai concerti – ha contribuito a rendere il mio regalo memorabile.

In un lampo realizzo che manca qualcosa: la setlist. Oh cazzo!

Possibile che mi riduca sempre all’ultimo? Ormai sono troppo lontano dal palco, non ne sarà rimasta nemmeno una.

Panico.

Mi guardo intorno come se stessi cercando dell’acqua in mezzo al deserto, scannerizzando in millesimi di secondo ogni angolo alla ricerca di questo dannatissimo e preziosissimo pezzo di carta. Beccato!

Eccola lì, appoggiata dolcemente al mixer, ancora intatta. In postazione non c’è nessuno. Tutto è ormai spento al centro del mixer Forum. Mi avvicino con fare indifferente, esattamente come quando da piccola combinavo un disastro e passavo di fianco a mia mamma facendo finta che non fosse successo nulla. Sono a nemmeno 1 metro dalla setlist. Vado o non vado, oddio queste situazioni mi fanno venire un’ansia pazzesca anche perché è matematico, quando decido di fare qualcosa di “non corretto” vengo puntualmente beccata in flagrante.

Va beh, speriamo che questa volta la fortuna aiuti veramente gli audaci, altrimenti mi tocca fare uno scatto alla Bolt o peggio, devo fornire spiegazioni a gente non propriamente felice del mio gesto. 3, 2, 1..in uno scatto felino, allungo il braccio mentre con un salto felino zompo con un piede sul primo appoggio della transenna a protezione dell’area mixer. Presa!! Mi viene da saltellare e urlare di gioia, ma mi limito a un “Cazzo si” e – sempre con lo stesso fare indifferente – mi guardo intorno, nessuno sembra aver visto nulla.

Mi infilo frettolosamente la giacca e, scansando miliardi di persone, mi butto fuori dal Forum. Riesco a trovare subito mio padre visto che è fermo alla rotonda con le quattro frecce in dodicesima fila. Saliamo in macchina in fretta e furia, cinture e via verso Milano altrimenti qui tra qualche minuto non riusciremo a muoverci per le prossime sei ore.

“Allora??? Piaciuto?”. In silenzio, mi volto verso mio papà e con due occhi felicemente spalancati annuisco e basta. “OK Marty, ho capito, è stato magnifico” e inizio a sventolare la setlist come se fosse un trofeo, “Ah ecco” risponde mio papà, “mi sembrava strano che anche questa sera non avessi pezzi di carta in mano”.

Il corpo invecchia, le rughe aumentano e i capelli si ingrigiscono, ma la musica non cambia mai – fortunatamente – e questi cinque, ragazzi miei, ne sono davvero la prova vivente.

 

ac/dc setlist

 

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